{"id":395,"date":"2017-10-27T15:16:02","date_gmt":"2017-10-27T15:16:02","guid":{"rendered":"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/?p=395"},"modified":"2025-01-12T19:05:00","modified_gmt":"2025-01-12T19:05:00","slug":"alla-ricerca-della-classe-perduta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/index.php\/2017\/10\/27\/alla-ricerca-della-classe-perduta\/","title":{"rendered":"Alla ricerca della classe perduta"},"content":{"rendered":"<div  class='avia-video av-xohv-e07be6d46c01bc11ac4414c56d49ee2a avia-video-16-9 av-no-preview-image avia-video-load-always av-lazyload-immediate av-lazyload-video-embed'  itemprop=\"video\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/VideoObject\"  data-original_url='https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=nE59NDKC7TY'><script type='text\/html' class='av-video-tmpl'><div class='avia-iframe-wrap'><iframe loading=\"lazy\" width=\"1333\" height=\"1000\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/nE59NDKC7TY?feature=oembed&autoplay=0&loop=0&controls=1&mute=0\" frameborder=\"0\" gesture=\"media\" allowfullscreen><\/iframe><\/div><\/script><div class='av-click-to-play-overlay'><div class=\"avia_playpause_icon\"><\/div><\/div><\/div>\n<h1><strong><em>La classe smarrita fra la valanga del consumismo e la dimenticanza di s\u00e9<\/em><\/strong><\/h1>\n<h2><strong>L\u2019attualit\u00e0 di un film su un tema che appare inattuale: \u201cLa classe operaia va in paradiso&#8221; di Elio Petri<\/strong><\/h2>\n<p><strong>Di Francesco Clemente<\/strong><\/p>\n<p><em>\u201cLa classe operaia va in paradiso\u201d \u00e8 un film del 1971 diretto da Elio Petri, scritto in collaborazione col l\u2019indimenticato e insuperato Ugo Pirro. Si tratta di una pellicola che, nonostante la freddezza di molta parte della sinistra italiana di quel periodo, inanell\u00f2 molti premi fra cui il\u00a0 Grand Prix per il miglior film al Festival di Cannes nel 1972, il David di Donatello sempre nello stesso anno e due premi speciali per il sommo Gian Maria Volont\u00e8 e la formidabile Mariangela Melato, interpreti di questo film particolare che per la prima volta, con velleit\u00e0 quasi documentaristiche sul piano della stesa ricostruzione degli ambienti,\u00a0 accende \u00a0una luce sul mondo della fabbrica italiana a cavallo fra gli anni \u201960 e gli anni \u201870 .<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-397\" src=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-2-8-300x230.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"230\" srcset=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-2-8-300x230.jpg 300w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-2-8-768x590.jpg 768w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-2-8-705x541.jpg 705w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-2-8-450x346.jpg 450w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-2-8.jpg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Nella storia del cinema italiano non sempre le polemiche suscitate da un film hanno assunto i connotati del fatto clamoroso. Certo, alla mente vengono immediatamente le denunce subite da Pasolini, solitamente con capi di imputazione riferiti al vilipendio alla religione. Gli esempi, poi, potrebbero essere altri e annoverarli non sarebbe difficile. Nel caso de <em>La classe operaia va in paradiso <\/em>siamo di fronte ad un caso diverso, per certi aspetti pi\u00f9 stimolante rispetto alla chiassosit\u00e0 dei \u201ccasi\u201d giudiziari pasoliniani. Il motivo \u00e8 presto detto e probabilmente trova la sua spiegazione nella levatura\u00a0 intellettuale della stessa sceneggiatura. Alla sua uscita, presente in sala, il regista Jean-Marie Straub prese il microfono in pubblico e dichiar\u00f2 che tutte le copie dell\u2019opera di Petri dovevano essere bruciate seduta stante. Il film raccolse in definitiva un\u2019accoglienza piuttosto algida da parte della sinistra italiana, sia nelle vesti di classe dirigente che di \u00a0quella militante nel campo della \u00a0critica cinematografica. A suscitare malcontento fu la descrizione dei sindacalisti come sostanzialmente doppiogiochisti, mentre gli studenti di sinistra rappresentati come degli imbonitori ideologizzati. Insomma, la sinistra istituzionale ne uscirebbe praticamente a pezzi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-398 alignleft\" src=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-3-7-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-3-7-300x169.jpg 300w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-3-7-768x432.jpg 768w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-3-7-705x397.jpg 705w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-3-7-450x253.jpg 450w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-3-7.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Per\u00a0 chi non avesse visto il film \u00e8 giusto che si accenni\u00a0 brevemente alla vicenda narrata. Ludovico Massa, detto Lul\u00f9, \u00e8 un operaio trentenne con due famiglie da mantenere, e con gi\u00e0 15 anni di lavoro presso una fabbrica, due intossicazioni da vernice e un&#8217;ulcera. \u00a0Tifoso del Milan, irriducibile stakanovista, quindi\u00a0 convinto sostenitore del lavoro a cottimo, grazie al quale riesce a garantirsi un tenore di vita piccolo-borghese, Lul\u00f9 \u00e8 coccolato dai padroni, che lo indicano come modello per stabilire i ritmi ottimali di produzione, suscitando cos\u00ec\u00a0 l\u2019odio dei \u00a0colleghi operai per il suo spudorato servilismo. La sua vita continua in questa totale alienazione, che lo porta a ignorare gli slogan di protesta urlati e scritti dagli studenti fuori dai cancelli, finch\u00e9 un giorno ha un incidente sul lavoro e perde un dito. Cos\u00ec, improvvisamente, Lul\u00f9 si sveglia dal sonno dell&#8217;alienazione e prende coscienza dell&#8217;incubo della sua misera vita, schierandosi contro il ricatto del lavoro a cottimo, aderendo\u00a0 alle istanze radicali degli studenti e di alcuni operai della fabbrica, in contrapposizione alle posizioni pi\u00f9 concilianti \u00a0dei sindacati. Il resto della vicenda vale la pena vederlo, per cui non \u00e8 conveniente svelarlo.\u00a0\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-399\" src=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-4-8-300x223.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"223\" srcset=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-4-8-300x223.jpg 300w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-4-8-450x334.jpg 450w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-4-8.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Con buona pace dei detrattori di questo film, ci si sente in dovere di valorizzarne il rigore della sceneggiatura( basti pensare che \u00e8 stato girato nella fabbrica Ascensori Falconi di Novara, all\u2019epoca\u00a0 anche oggetto di una interrogazione parlamentare da parte del comunista Lucio Libertini), l\u2019attualit\u00e0 dei problemi che solleva, nonch\u00e9 la forza della denuncia della deriva dell\u2019antagonismo di classe. Gli esperti di cinema, i critici e gli storici degni di questo appellativo conoscono la caratura intellettuale dello sceneggiatore del film, quel Sergio Piro che collabor\u00f2 anche a quell\u2019altro capolavoro intitolato <em>Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto<\/em>. Per cui \u00e8 dal suo contributo aureo che si intende partire nell\u2019analisi qui proposta. Basta aprire le pagine di qualsiasi edizione dei <em>Manoscritti economico-filosofici<\/em> di Karl Marx per accorgersi che in bocca ai protagonisti di questo film, dallo stesso Volont\u00e8, fino al mitico \u201cMilitina\u201d, interpretato dall\u2019immenso Salvo Randone, si sono proprio le forme di alienazione subite dall\u2019operario nel processo di produzione capitalistica. Nel dialogo fra Lul\u00f9(Volont\u00e8) e il Militina( Randone) che si tiene al manicomio si affrontano le prime tre forme di questo processo alienante. In quelle battute fulminee, saggio eccezionale di cosa significhi recitare sul serio, oltre che scrivere con credibilit\u00e0 per la fiction, si passano in rassegna appunto l\u2019 <strong>alienazione come sottrazione del prodotto ai produttori<\/strong>, <strong>l\u2019alienazione come dall\u2019attivit\u00e0 lavorativa stessa,<\/strong> \u00a0<strong>l\u2019alienazione come impoverimento della personalit\u00e0 individuale<\/strong>. La prima delle tre si spiega con la produzione di un oggetto( il capitale, appunto) che in realt\u00e0 non gli appartiene perch\u00e9, molto semplicemente non riesce a goderne, per cui tale oggetto finisce per costituirsi come potenza dominatrice nei suoi confronti. La seconda, invece, riguarda il lavoro costrittivo, il lavoro forzato, che comporta il suo progressivo deterioramento professionale.\u00a0 La terza, dunque, \u00e8 una diretta conseguenza della seconda, poich\u00e9 si aliena dalla sua stessa essenza umana, in quanto il lavoro ripetitivo e meccanico non gli appartiene.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-400 alignleft\" src=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-6-195x300.png\" alt=\"\" width=\"195\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-6-195x300.png 195w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-6.png 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 195px) 100vw, 195px\" \/>Ma il film, almeno secondo il parere di chi scrive, pone delle questioni molto serie circa la <strong>quarta forma di alienazione<\/strong> concepita da Marx, quella <strong>riferita ai rapporti sociali<\/strong>, sulla quale vale la pena soffermarsi. Questa quarta forma di alienazione riguarda i rapporti fra classe capitalista e classe operaia, facendo emergere l\u2019inevitabile allontanamento reciproco fra queste due classi, dovuto appunto ai\u00a0 differenti rapporti di produzione. In questo caso, l\u2019alienazione riguarda anche gli stessi operai, divisi fra quelli appunto \u201ccottimisti\u201d e quelli non \u201ccottimisti\u201d, e poi fra quelli \u201coccupati\u201d e quelli \u201cdisoccupati\u201d, una condizione che nel film di Petri \u00e8 ben descritta proprio quando il protagonista Lul\u00f9 Massa \u00e8 licenziato dall\u2019azienda per via della sua \u201cconversione\u201d al radicalismo della lotta politica in aperta polemica con i sindacati, all\u2019indomani del suo fatidico incidente che ne cambier\u00e0 la mentalit\u00e0. La scarsa solidariet\u00e0 fra operai, la manovra astuta del sindacato (che sfrutta il licenziamento di Lul\u00f9 per riaccreditarsi presso quella stessa classe operaria che iniziava a prendere le distanze dalle forme istituzionale di\u00a0 concertazione in termini contrattuali), sono al centro della pellicola di Petri e non possono che interrogarci sulla possibilit\u00e0 contemporanea di una riorganizzazione delle classi subalterne. Certo, il film presenta alcune forzature, alcune soluzioni a tinte forti, come ad esempio il ricorso all\u2019orwelliana litania che dai megafoni dell\u2019azienda dove si svolgono le vicende per rendere efficacemente la strategia di \u201cindottrinamento\u201d aziendale: \u00ab Lavoratori, buongiorno. La direzione aziendale vi augura buon lavoro. Nel vostro interesse, trattate la macchina che vi \u00e8 stata affidata con amore. Badate alla sua manutenzione. Le misure di sicurezza suggerite dall&#8217;azienda garantiscono la vostra incolumit\u00e0. La vostra salute dipende dal vostro rapporto con la macchina. Rispettate le sue esigenze, e non dimenticate che macchina pi\u00f9 attenzione uguale produzione. Buon lavoro. \u00bb Ma, al netto della valutazioni critiche, emerge una profezia terribile circa lo sgretolamento di certe comunit\u00e0 di lavoro, che non sono pi\u00f9 compatte nella rivendicazione dei loro diritti.\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-401\" src=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-7-300x207.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"207\" srcset=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-7-300x207.jpg 300w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-7-768x531.jpg 768w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-7-705x487.jpg 705w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-7-450x311.jpg 450w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-7.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Tempo fa, una voce non molto ascoltata della sinistra italiana, Mario Tronti, ripropose il tema della \u201cpolverizzazione\u201d della classe, ovvero il fenomeno appunto dello smembramento di quel\u00a0 blocco storico che avrebbe dovuto compattarsi attorno ai suoi bisogni, quindi ai suoi diritti in direzione di una strategia pi\u00f9 ampia. Un tema che, di fatto, oggi \u00e8 di enorme portata, soprattutto se si pensa alla frammentazione che ha subito la classe dei lavoratori nelle aziende( e non), alla precarizzazione diffusa che di fatto ha minato l\u2019ipotesi di una strategia comune di lotta da parte dei lavoratori. Che dire, poi, della denuncia che Petri lancia circa il processo di imborghesimento della classe operaria, sedotta da modelli di vita borghesi, capaci di farle ingoiare le politiche cottimiste e tayloriste pur di soddisfare qualche piccolo sogno proibito? A proposito, ci limitiamo a evidenziare quanto questa premura del regista trovi un riscontro pieno e inequivocabile nell\u2019analisi che Marcuse, decenni fa, aveva compiuto in relazione ai processi di fagocitazione innescati dalla societ\u00e0 dei consumi ai danni degli stessi gruppi sociali intenzionati all\u2019antagonismo culturale. Alla luce di ci\u00f2, pare davvero profetica l\u2019intuizione di Petri di raffigurare Lul\u00f9 Massa come anche un accanito tifoso, simbolo di quella che sarebbe stato il proletariato dei giorni nostri, sottopagato e nello stesso tempo inguaribilmente soggiogato dai suoi feticci d\u2019intrattenimento. Che dire, poi, di un\u2019altra faccenda, ovvero del fatto che ancora oggi alcune fabbriche, alcune non proprio piccole, tipo quelle metalmeccaniche e siderurgiche, non appaiono molto distanti da quella descritta nel film, soprattutto in rapporto alle condizioni igienico-sanitarie e della stessa pericolosit\u00e0 delle mansioni da svolgere(Ilva)?\u00a0 Insomma, in attesa di un nuovo, vero, autentico Karl Marx del terzo millennio , chi si affaccia alla prospettiva della ripresa della lotta al sistema economico si pu\u00f2 confortare con le analisi del pur eccellente Luciano Canfora autore de <em>La schiavit\u00f9 del capitale<\/em>, saggio nel quale si parte dalla considerazione che \u00a0come l\u2019Idra, il mostro mitologico le cui teste, mozzate da Ercole, avevano il potere di rinascere raddoppiandosi, il capitalismo, un tempo solo occidentale oggi planetario, ricompare sulla scena del mondo riproponendo nuove e pi\u00f9 sofisticate forme di schiavit\u00f9. Una riflessione, quella di Canfora, che si rietine in consonanza con le emergenti esigenze di ripensamento contemporaneo dei rapporti e dei mezzi di produzione e che quindi si pu\u00f2 tranquillamente inserire nel solco degli spunti dialettici che il film di Petri anni fa ebbe modo di sollevare. Anzi, proprio confrontandolo con questi nuovi contributi saggistici, si \u00e8 indotti a rivalutarlo a dispetto della miopia pi\u00f9 o meno involontaria che all\u2019epoca della sua uscita sub\u00ec da parte di non poca intellighenzia militante.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le immagini sono ricavate dalle seguenti fonti:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/ilmiolibro.kataweb.it\">http:\/\/ilmiolibro.kataweb.it<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/oubliettemagazine.com\">http:\/\/oubliettemagazine.com<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/giulianocinema.blogspot.it\/\">http:\/\/giulianocinema.blogspot.it\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.eliopetri.net\/\">http:\/\/www.eliopetri.net\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.google.it\/\">https:\/\/www.google.it\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.mulino.it\/\">https:\/\/www.mulino.it\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.centroriformastato.it\">https:\/\/www.centroriformastato.it<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La classe smarrita fra la valanga del consumismo e la dimenticanza di s\u00e9 L\u2019attualit\u00e0 di un film su un tema che appare inattuale: \u201cLa classe operaia va in paradiso&#8221; di Elio Petri Di Francesco Clemente \u201cLa classe operaia va in paradiso\u201d \u00e8 un film del 1971 diretto da Elio Petri, scritto in collaborazione col l\u2019indimenticato [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":396,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-395","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cinema-e-societa"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.5 - 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