{"id":437,"date":"2017-10-28T18:18:29","date_gmt":"2017-10-28T18:18:29","guid":{"rendered":"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/?p=437"},"modified":"2017-10-29T22:16:59","modified_gmt":"2017-10-29T22:16:59","slug":"litalia-sognava-sorpasso-dino-risi-boom-degli-anni-60","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/index.php\/2017\/10\/28\/litalia-sognava-sorpasso-dino-risi-boom-degli-anni-60\/","title":{"rendered":"L&#8217;Italia che sognava il sorpasso: Dino Risi e il boom degli anni &#8217;60"},"content":{"rendered":"<h1><strong><em>Quell\u2019 inquietudine sottile della vacanza : \u201cIl sorpasso\u201d di Dino Risi<\/em><\/strong><\/h1>\n<p><strong>L\u2019Italia del \u201cmiracolo economico\u00a0\u201c fra voglia di emancipazione e autocompiacimento narcisistico<\/strong><\/p>\n<p><strong>di Francesco Clemente<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>A mio padre<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u201cll sorpasso\u201d \u00e8 un film del 1962, diretto dal grande Dino Risi. Si tratta di un\u2019opera cinematografica fra le pi\u00f9 significative mai girate in Italia, poich\u00e9 rappresenta uno dei ritratti pi\u00f9 verosimili del costume sociale italiano all\u2019epoca del \u201cboom\u201d economico che invest\u00ec la penisola. Una galleria di personaggi su cui troneggia la strana coppia Gassman-Trintignant, che sciorina recitazione con la disinvoltura di un gelataio\u00a0 che confeziona gelati al momento. Un film da rivedere e rivedere, dove forse ogni fotogramma dice pi\u00f9 di tante parole. Scritte, gridate e anche sussurrate. <\/em><\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 questo film<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-446 alignleft\" src=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-8-300x162.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"162\" srcset=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-8-300x162.jpg 300w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-8-768x416.jpg 768w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-8-1030x557.jpg 1030w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-8-1500x812.jpg 1500w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-8-705x382.jpg 705w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-8-450x244.jpg 450w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-8.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Anche i film, in un modo o nell\u2019altro, ci attendono sulla soglia della porta della nostra maturit\u00e0, pi\u00f9 o meno presunta. Si affacciano nella nostra vita una prima volta e magari neanche ci sfiorano con la loro presenza. E noi a dire e a dirci: s\u00ec \u00e8 un film, ma uno come un altro\u2026due che si incontrano a ferragosto e vanno su e gi\u00f9 per l\u2019Italia centrale\u2026che vuoi che sia. Questo \u00e8 stato il pensiero che ha accompagnato chi scrive questo articolo, per poi realizzare la portata di questo film, solo qualche anno prima che compisse i quarant\u2019anni. Chi scrive, poi, ricorda come il proprio padre, cultore di cinema con trascorsi da\u00a0 corsista di operatore cinematografico a Roma proprio negli anni in cui il film fu girato, lo indicasse come una delle pellicole pi\u00f9 importanti della storia del cinema italiano. Chiaramente, sosteneva questo fra lo scetticismo del figlio, all\u2019 epoca troppo giovane per capire cosa nascondesse tutta quella normalit\u00e0 che il film narrava con tanta apparente ovviet\u00e0.Ognuno, per dirla con Conrad, ha la sua sottile &#8220;linea d&#8217;ombra&#8221;.<\/p>\n<p><strong>La storia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">La vicenda \u00e8 inizialmente ambientata\u00a0 a Roma, la mattina del Ferragosto 1962, \u00a0in un\u00a0momento in cui la citt\u00e0 \u00e8 quasi del tutto svuotata di persone. Bruno Cortona, interpretato da Vittorio Gassman, \u00e8 un quarantaduenne aitante ma sfaticato e parolaio, amante della guida sportiva e delle belle donne, \u00a0perennemente al volante di una Lancia Aurelia B24 convertibile, impegnato a vagare alla ricerca di un pacchetto di sigarette e di un telefono pubblico. Occasionalmente lo accoglie in casa Roberto Mariani, interpretato da Trintignant, studente di giurisprudenza rimasto in citt\u00e0 per preparare gli esami. Dopo aver fatto i suoi comodi, Bruno chiede a Roberto di fargli compagnia: i due, sulla spinta dell&#8217;esuberanza e dell&#8217;invadenza di Bruno, intraprendono un viaggio in auto lungo la via Aurelia, a velocit\u00e0 sostenuta, che li porter\u00e0 in direzione della Toscana, a Castiglioncello, raggiungendo mete occasionali sempre pi\u00f9 distanti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-439 alignright\" src=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-2-9-300x174.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"174\" srcset=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-2-9-300x174.jpg 300w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-2-9-450x261.jpg 450w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-2-9.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Durante il viaggio verso il nord e verso il mare, arriveranno anche a far visita ad alcuni parenti di Roberto, prima, e alla figlia e all&#8217;ex-moglie di Bruno, poi. Il giovane Roberto sar\u00e0 pi\u00f9 volte sul punto di abbandonare Bruno, ma sia il caso, sia una certa inconfessabile attrazione, mascherata da una certa arrendevolezza, terr\u00e0 unita l&#8217;assortita coppia di amici occasionali, che significher\u00e0 per Roberto anche un percorso di iniziazione alla vita. Per lui, infatti, \u00e8 l\u2019occasione per allontanarsi dai miti e dai condizionamenti adolescenziali e iniziare il ripensamento delle sue relazioni familiari, dell&#8217;amore e dei rapporti sociali, sino alla tragica conclusione che si materializza durante l&#8217;ennesimo sorpasso avventato da Bruno, da sempre spericolato guidatore dalle velleit\u00e0 sportive: l&#8217;auto si scontra con un camion e precipita in un burrone. Bruno si getta fuori dall&#8217;auto riuscendo cos\u00ec a salvarsi, mentre Roberto, invece, perde la vita. Quando gli agenti intervengono per l\u2019incidente Bruno confesser\u00e0 di non conoscere neppure il cognome del suo passeggero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La versione francese, il caso americano, l\u2019iniziale freddezza dell\u2019accoglienza italiana, il definitivo successo<\/strong><\/p>\n<p><em>Il sorpasso<\/em> fu realizzato anche in una versione francese, uscendo proprio in Francia col titolo <em>Le Fanfaron<\/em>, mentre\u00a0 negli Stati Uniti con il titolo <em>The Easy Life<\/em>. In America, poi il film divenne davvero un caso di costume al punto tale che \u00a0Dennis Hopper, il regista del cult movie <em>Easy Rider<\/em> si \u00e8 ispirato a <em>Il sorpasso<\/em> per scrivere il suo soggetto cinematografico. In Italia, invece, almeno all\u2019inizio il film non fu accolto con un grande successo di critica. Lo stesso Dino Risi raccont\u00f2 che alla prima erano presenti solo 50 persone, ma il successo di pubblico arriv\u00f2 gradatamente grazie al passaparola degli spettatori che avevano assistito alla proiezione. Gli incassi successivi furono eccezionali, il film infatti cost\u00f2 una cifra superiore ai 300 milioni di lire e incass\u00f2 in 3 anni pi\u00f9 di un miliardo di lire. La consacrazione della critica arriv\u00f2 solo in tempi successivi, dopo la met\u00e0 degli anni ottanta. Il sorpasso fu un successo non solo italiano ma internazionale, tanto che in Argentina alcuni pensano davvero che la parola &#8220;sorpasso&#8221; significhi appunto &#8220;spaccone&#8221;.<img decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-3-8-300x165.jpg\" \/><\/p>\n<p><strong>Gli effetti del boom economico fra auto, ambizioni sociali, locali notturni, vacanze estive e forme d\u2019intrattenimento<\/strong><\/p>\n<p>Il film di Dino Risi \u00e8 l\u2019occasione per avere sotto gli occhi in poche decine di minuti di proiezione uno spaccato fedelissimo non solo dell\u2019Italia dei primi anni \u201960, ma anche di ci\u00f2 che il nostro paese sarebbe diventato sul piano delle criticit\u00e0 sociali e di costume. Insomma, Risi non si limita a descrivere la realt\u00e0 italiana a lui contemporanea, ma azzarda una proiezione dei suoi sviluppi futuri. Un\u2019opera davvero unica per la tragicit\u00e0 intrinseca che nasconde sotto le mentite spoglie della solita commedia all\u2019 italiana. Uno spaccato della societ\u00e0 ormai avviata verso il benessere massificato che si realizza attraverso una cura certosina della descrizione dia alcuni particolari significativi. Primo fra tutti le ambientazioni del divertimento dell\u2019epoca, quelle balere che poi si sarebbero evolute in discoteche e che di fatto erano luoghi dove si esibivano i nuovi italiani medi. Non \u00e8 un caso che nel film sfilino pezzi musicali notissimi all\u2019epoca, ovvero <strong><em>Quando Quando Quando<\/em><\/strong> (Tony Renis \/ Alberto Testa) di Emilio Pericoli, <em>St. Tropez Twist<\/em> (Mario Cenci \/ Giuseppe Faiella) di Peppino Di Capri, <strong><em>Per un attimo<\/em><\/strong> (Paolo Lepore e Luigi Naddeo \/ Gino Mazzocchi) di Peppino Di Capri, <strong><em>Don&#8217;t Play That Song<\/em><\/strong> (You Lied) (Ahmet Erteg\u00fcn \/ Betty Nelson) di Peppino Di Capri, <strong><em>Giann<\/em><\/strong><em>i <\/em>(Nino P. Tassone \/ Giuseppe Cassia) di Miranda Martino, <strong><em>Vecchio frak<\/em><\/strong> (Domenico Modugno) di Domenico Modugno, <strong><em>Guarda come dondolo<\/em><\/strong> (Carlo Rossi \/ Edoardo Vianello) di Edoardo Vianello, <strong><em>Pinne fucile ed occhiali<\/em><\/strong> (Carlo Rossi \/ Edoardo Vianello) di Edoardo Vianello, brani musicali anche diversissimi fra loro ma di cui alcuni di loro certamente esprimevano il clima vacanziero, la spensieratezza dei momenti liberi, insomma tutto ci\u00f2 che gli anni del boom economico sembravano promettere a quell\u2019 Italia che ormai si metteva alle spalle le ristrettezza economiche della seconda guerra mondiale. <img decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-5-6-300x150.jpg\" \/>Oltre alla motorizzazione di massa, il boom economico port\u00f2 anche una diffusione massiccia degli elettrodomestici. Si pensi all\u2019aumento delle vendite dei frigoriferi che passarono dai 500.000 del 1958 agli otre 2 milioni del 1963. Nel film di Risi, Bruno-Gassman prova addirittura ad approfittare di un incidente mortale acquistando frigoriferi\u00a0 trasportati nel camion coinvolto nel sinistro e afferma di lavorare nel campo dei frigoriferi. Inoltre,anche la villeggiatura, all\u2019inizio degli anni \u201960, divent\u00f2 un fenomeno di massa, grazie alla diffusione proprio delle automobili e alla conquista delle ferie pagate. L\u2019Italia diventa met\u00e0 di turisti stranieri e nel film questa notazione compare puntualmente.<\/p>\n<p><strong>La metafora del viaggio di evasione: Bruno e Roberto simboli paradossali del passaggio dal vecchio al nuovo<\/strong><\/p>\n<p>La caratterizzazione dei personaggi di questo film e il modo in cui interagiscono rappresenta qualcosa di paradossale ad un primo sguardo. La logica vorrebbe che lo scapestrato fra i due protagonisti fosse il pi\u00f9 giovane, ovvero Roberto-Trintignat, invece \u00e8 Bruno-Gassman, ovvero il pi\u00f9 grande, il quarantenne. Invece, Roberto rappresenta un giovane serioso e poco incline alla spensieratezza, mentre Bruno \u00e8 l\u2019eterno Peter Pan, sempre pronto a trasgredire. Fra i due, apparentemente lontanissimi per carattere e modi di fare, vi \u00e8 un\u2019intrigante complicit\u00e0, filmicamente resa con l\u2019espediente della voce interiore-fuori campo, che \u00e8 il corrispondente del monologo interiore in ambito letterario. Questa complicit\u00e0 rappresenta l\u2019inspiegabile attrazione che Roberto nutre per Bruno: ne condanna e ne critica gli atteggiamenti, ma ne \u00e8 intimamente affascinato.<img decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/via-aurelia-300x196.jpg\" \/>\u00a0 Roberto rappresenta il giovane italiano legato a valori\u00a0 tradizionali piccolo-borghesi, centrati sul sacrificio che ripaga e la il merito che \u00e8 sempre riconosciuto, sulle regole che si devono sempre rispettare; Bruno \u00e8 invece \u00e8 il prototipo della trasgressione incalzante, della spacconeria che dissacra la tradizione, che mette in soffitta anche la buona educazione per affermare se stesso, per dare sfogo agli istinti. Entrambi, sono, dunque, simboli: Roberto dell\u2019Italia ancora anni \u201950, tutta casa, chiesa e sacrificio; Bruno di quella appunto del boom economico, fatta di auto accattivanti da guidare, vacanze da vivere, ristoranti da frequentare, suggestioni erotiche da inseguire. Una certa interpretazione forse fin troppo apocalittica vorrebbe che entrambi rappresentano due identit\u00e0 nazionali, giunte a un punto cruciale della propria storia. La prima, rappresentata da Roberto \u00e8 \u00a0quella legata ai principi, ed \u00e8 quella che purtroppo sar\u00e0 sedotta e alla fine morir\u00e0; la seconda, rappresentata invece da Bruno \u00e8 quella furbesca, individualista e amorale. Tutto il film, comunque, \u00e8 incardinato sul viaggio d\u2019evasione lungo quella via Aurelia che divenne il simbolo della spensieratezza italica nei primi anni \u201960. Da quella strada, si deve partire per comprendere l\u2019atmosfera del film.<\/p>\n<p><strong>La via Aurelia<\/strong><\/p>\n<p>Per avere un\u2019idea chiara di cosa sia stato il film di Risi, si deve partire da una domanda: Che cosa \u00e8 la via Aurelia? Semplicemente una via di collegamento fra Roma e Ventimiglia, oppure una condizione dell\u2019anima? Si pu\u00f2 affermare senza enfasi che la via Aurelia \u00e8 la strada simbolo delle vacanze. Essa \u00e8 l\u2019idea stessa dell\u2019evasione, condensa da sola il giorno di Ferragosto, la vacanza per antonomasia, il giorno in cui il mondo si deve fermare per vivere le vacanze. La via Aurelia \u00e8 la strada che porta via da Roma, si tratta della Strada Statale numero 1, famosa per la sigla SS1. Esce da Roma e si dirige verso Fregene e Santa Marinella e poi si dirige verso nord-ovest in direzione Versilia, per giungere poi in Liguria e poi, infine alle porte della Francia. Per cui, il mondo che i protagonisti incontrano nel loro viaggio \u00e8 quindi davvero uno spaccato trasversale di quella societ\u00e0 romana che collettivamente si metteva in moto ogni domenica per celebrare il rito della festa, tra soste alle stazioni di servizio, lunghe code d&#8217;automobili e incidenti frontali. \u00c8 abbastanza intuitiva la comprensione della scelta di Risi di ambientare il viaggio dei due protagonisti lungo questa fettuccia che porta via dal grigiore sordo di una metropoli svuotata verso le brezza dell\u2019avventura alla portata di tutti.<\/p>\n<div class='avia-iframe-wrap'><iframe loading=\"lazy\" title=\"Scena finale film &quot;Il sorpasso&quot; con Vittorio Gassman\" frameborder=\"0\" width=\"1333\" height=\"1000\" src=\"https:\/\/www.dailymotion.com\/embed\/video\/x2f1y8k\" allowfullscreen allow=\"autoplay\"><\/iframe><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019Italia attraversata da Bruno e Roberto \u00e8 sospesa fra passato e futuro, fra citt\u00e0 e campagna. Nel film si mette in scena questo rapporto fra \u201ccittadini\u201d e \u201ccampagnoli\u201d, ci\u00f2 avviene precisamente nella scena del passaggio che i due amici concedono ad un anziano contadino che fa l\u2019autostop. Una volta fatto salire, l\u2019anziano \u00e8 oggetto di derisione da parte di Bruno. Per non parlare, poi della festa a suon di moderno(allora) &#8220;twist&#8221; che i due incontrano in un\u2019aia, scena che da sola esemplifica come ormai la societ\u00e0 dell\u2019intrattenimento abbia raggiunto il mondo rurale, conquistandolo definitivamente. Se, dunque, il ferragosto \u00e8 inevitabilmente \u201cla vacanza\u201d, lo stare vuoti per forza, senza occupazioni quotidiane incombenti, allora lo spirito di questo giorno \u00e8 ben sintetizzato dalla battuta di Bruno-Gassman rivolta al giovane Roberto-Trintignat: &lt;&lt;A\u00a0 Rob\u00e8, lo sai qual \u00e8 l\u2019et\u00e0 pi\u00f9 bella? \u00c8 quella che\u00a0 uno c\u2019ha giorno per giorno. Fino a quando schiatti, si capisce&gt;&gt;. Una filosofia di vita che si potrebbe tranquillamente accostare al Carpe diem oraziano e che\u00a0 invita tutti, pure i poveracci, a vivere quel giorno in completa libert\u00e0. Ma Aurelia \u00e8 anche il nome del modello di auto che nel film \u201crecita\u201d insieme agli attori.<\/p>\n<p><strong>La Lancia Aurelia <\/strong><\/p>\n<p>Se il celebre film con Dustin Hoffman \u00a0intitolato <em>Il laureato<\/em> vede come protagonista la mitica Alfa duetto decappottabile, inevitabilmente di colore rosso, <em>Il sorpasso<\/em> \u00e8 la pellicola che consacra un\u2019altra auto mitica, sempre italiana e sempre sportiva: la Lancia Aurelia B24. Un\u2019auto che (l&#8217;analogia tra il nome della spider e la via consolare non pu\u00f2, anche questa volta, esser casuale) riflette un simbolismo pregnate. \u00a0La macchina, infatti, era uscita dalle officine nel 1956 e rappresentava allora il prototipo di un&#8217;idea di eleganza e raffinatezza, ma ben presto si trasform\u00f2 nell&#8217;ideale dell&#8217;automobile aggressiva, prepotente, truccata nel motore e negli allestimenti, tra cui il famosissimo clacson tritonale che accompagna gran parte delle sequenze filmiche in auto e che da solo rende la spacconeria di Bruno. A ci\u00f2 si devono aggiungere alcune attenzioni che Risi riserva alla caratterizzazione dell\u2019auto stessa, utilizzata nel film. La fiancata destra mostra ancora le lavorazioni di un&#8217;officina di carrozziere, le riparazioni non ancora riverniciate, le cicatrici che dovevano testimoniare le battaglie sostenute dall&#8217;auto e dal suo pilota (notare che manca anche uno dei due terminali di scarico della vettura). In definitiva, Dino Risi sceglie non casualmente una Lancia Aurelia, poich\u00e9 essa rende proprio la corruzione di un&#8217;idea, quella fiducia nel miracolo economico che con gli anni andr\u00e0 a finire in Italia, lasciando il posto a una societ\u00e0 nella quale solo i cialtroni opportunisti, come appunto Bruno, e i loro pseudovalori morali diventeranno i soggetti protagonisti di un benessere sociale.<\/p>\n<p>Le immagini \u00a0e i contributi bibliografici cartacee\u00a0 utilizzati sono ricavati dalle fonti seguenti:<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/mr.comingsoon.it\/\">https:\/\/mr.comingsoon.it\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilpiccologeniocreativo.it\">http:\/\/www.ilpiccologeniocreativo.it<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/sensesofcinema.com\/\">http:\/\/sensesofcinema.com\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/invertedcut.wordpress.com\/\">https:\/\/invertedcut.wordpress.com\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\">https:\/\/upload.wikimedia.org<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/saffioti.blogspot.it\">http:\/\/saffioti.blogspot.it<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\">http:\/\/www.lastampa.it<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\">https:\/\/upload.wikimedia.org<\/a><\/p>\n<p>https:\/\/wikipedia.it<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Andrea Giardina, Giovanni Sabbatucci,Vittorio Vidotto, <em>Nuovi profili storici 3<\/em>, volume 2, editori laterza, 2008, Roma-Bari;<strong>\u201cAurelia, la via simbolo delle vacanze\u201d <\/strong>articolo di Caterina Soffici in <strong>\u201cLa Stampa<\/strong>\u201d, quotidiano nazionale, numero di marted\u00ec 15 agosto 2017;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quell\u2019 inquietudine sottile della vacanza : \u201cIl sorpasso\u201d di Dino Risi L\u2019Italia del \u201cmiracolo economico\u00a0\u201c fra voglia di emancipazione e autocompiacimento narcisistico di Francesco Clemente &nbsp; A mio padre &nbsp; &nbsp; \u201cll sorpasso\u201d \u00e8 un film del 1962, diretto dal grande Dino Risi. 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