{"id":453,"date":"2017-10-29T10:15:27","date_gmt":"2017-10-29T10:15:27","guid":{"rendered":"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/?p=453"},"modified":"2025-01-12T19:04:59","modified_gmt":"2025-01-12T19:04:59","slug":"la-vittoria-sacrificio-calcio-eroico-dei-martiri-sconosciuti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/index.php\/2017\/10\/29\/la-vittoria-sacrificio-calcio-eroico-dei-martiri-sconosciuti\/","title":{"rendered":"La vittoria e il sacrificio: il calcio eroico  dei martiri sconosciuti"},"content":{"rendered":"<h1><strong><em>La favola di John Huston in realt\u00e0 non ebbe un lieto fine: \u201cFuga per la vittoria \u201c e la \u201cpartita della morte\u201d<\/em><\/strong><\/h1>\n<p><strong>di Francesco Clemente<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-458 aligncenter\" src=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-4-10-300x101.jpg\" alt=\"\" width=\"368\" height=\"124\" srcset=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-4-10-300x101.jpg 300w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-4-10-450x151.jpg 450w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-4-10.jpg 606w\" sizes=\"auto, (max-width: 368px) 100vw, 368px\" \/><\/p>\n<p><em>\u201cFuga per la vittoria\u201d \u00e8 un film di John Huston del 1981. Ispiratosi liberamente a fatti realmente accaduti nel corso della seconda guerra mondiale, la pellicola \u00e8 una vera chicca per gli amanti del cinema a sfondo sportivo. Fra i protagonisti, infatti, ci sono fra i pi\u00f9 grandi giocatori di tutti i tempi, fra cui il pi\u00f9 grande: Pel\u00e8. Nel cast anche il piccolo grande giocatore argentino Ardiles, che pass\u00f2 il testimone al grandissimo Maradona nel calcio argentino della fine degli anni \u201970. Fra i divi del cinema compaiono Sylvester Stallone e Micheal Kane, entrambi\u00a0 in grande spolvero in questa vicenda realmente accaduta, ma conclusasi in modo assai diverso dai fatti accaduti nella realt\u00e0.<\/em> <em>Il film, a seconda del paese di proiezione, ha subitgo una censura pi\u00f9 o meno &#8220;severa&#8221;: in Germania Ovest \u00e8 stato vietato ai minori di 6 anni; in Norvegia, Finlandia, e nei Paesi Bassi ai minori di 12; in Svezia ai minori di 15. In Australia, Singapore, e negli Stati Uniti d&#8217;America \u00e8 stato valutato con l&#8217;acronimo PG, vale a dire che la visione del film \u00e8 consentita ai bambini con la presenza di un adulto.<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-457\" src=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-3-9-300x134.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"134\" srcset=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-3-9-300x134.jpg 300w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-3-9-450x201.jpg 450w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-3-9.jpg 460w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>Epica e Sport<\/strong><\/p>\n<p>Il XX secolo, fra le infinite cose che ha insegnato ha stabilito che lo sport pu\u00f2 diventare epica. Insomma, il secolo appena trascorso ci ha detto anche questo: un incontro di pugilato, una corsa di velocit\u00e0, non ultima una\u00a0 partita di calcio possono diventare argomento da raccontare davanti al camino per incantare gli ascoltatori. Si arriva ad un punto in cui, il diretto destro o il dribbling diventano un momento estatico, pura magia. La stessa cosa si pu\u00f2 asserire circa il film di John Huston <em>Fuga per la vittoria<\/em>, se si tiene conto della tecnica con cui il regista americano \u00e8 riuscito a montare una cosa difficilissima: una partita di calcio nella quale si doveva far spiccare, fra le tante azioni di gioco,il gesto irripetibile, quello che ci fa balzare dalla sedia e ti lascia senza fiato. Come quella rovesciata di Pel\u00e8 che sembra incidersi nel cielo all\u2019altezza del sole come un marchio fiammeggiante, un segno che gli dei lasciano ai comuni mortali per ricordare loro che esistono davvero. Uno spettacolo nello spettacolo. Qualcosa che per noi italiani fa comprendere perch\u00e9 per anni sulle bustine delle figurine Panini era impressa quel gesto tecnico incredibile, che sfida la gravita: la rovesciata, appunto. Perch\u00e9 come ebbe anche a dire Pasolini, il calcio ma lo sport in genere pu\u00f2 diventare un\u2019espressione artistica, addirittura un\u2019immagine in cui un\u2019intera epoca \u00e8 capace di rispecchiarsi. Il film, \u00e8 liberamente ispirato alla famosa \u201cpartita della morte\u201d tenutasi a Kiev il 9 agosto 1942 tra una mista di calciatori di Dynamo e Lokomotiv e una squadra composta da ufficiali dell&#8217;aviazione tedesca Luftwaffe, ed \u00e8 da quei fatti che si deve partire per inquadrare l\u2019interpretazione che il regista ne ebbe a dare.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-454 alignleft\" src=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-2-11-300x168.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-2-11-300x168.jpg 300w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-2-11-450x253.jpg 450w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-2-11.jpg 586w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>La vicenda storica<\/strong><\/p>\n<p>Per ricostruire i fatti della partita poco conosciuta, ma realmente disputatasi, riportiamo quanto ricostruisce Filippo Marcian\u00f2 in un suo articolo a riguardo:<\/p>\n<p>\u201c<em>Tutto inizi\u00f2 con l\u2019invasione tedesca dell\u2019Unione Sovietica nel giugno 1941. Il 22 giugno 1941, giorno in cui la squadra di calcio della Dinamo Kiev doveva inaugurare il nuovo Stadio della Repubblica, l\u2019odierno Olimpiiyskiy, la citt\u00e0 venne bombardata e in settembre le truppe della Wehrmacht occuparono la capitale ucraina. A questo punto entra in scena Iosif Ivanovi\u010d Kordik, un Ceco della Moravia, nato nell\u2019Impero Austro-Ungarico, che aveva combattuto la Prima Guerra Mondiale per gli Asburgo; ferito in combattimento, era stato costretto a rifugiarsi a Kiev, dove era rimasto per il resto della sua vita. Qui si trov\u00f2 a dirigere l\u2019importante panificio cittadino per cui lavorava. Kordik era un appassionato di sport: si offr\u00ec di assumere Nikolai Trusevich, portiere della Dinamo Kiev, nel suo panificio. Il portiere aveva lavorato per vent\u2019anni come ingegnere panificatore, ma dovette accettare un posto come inserviente, con la mansione di spazzare il cortile della fabbrica: le leggi naziste gli impedivano, essendo un nemico del Reich, di tornare a esercitare la sua vecchia professione. Kordik voleva circondarsi di figure che avessero avuto un certo prestigio sportivo e fornire ai propri dipendenti, attraverso lo sport, una valvola di sfogo perch\u00e9 producessero di pi\u00f9 e lavorassero meglio. Fu cos\u00ec che Kordik chiese a Trusevich di andare in cerca dei suoi vecchi compagni, per formare una squadra di calcio del panificio: i giocatori assunti avrebbero ottenuto un posto per dormire, qualcosa da mangiare e una piccola protezione dalle angherie del Reich. Cos\u00ec il portiere riusc\u00ec ad allestire la squadra nella primavera del 1942, radunando sia giocatori della \u00abvecchia\u00bb Dinamo Kiev che della Lokomotyv Kiev, la seconda squadra della capitale ucraina. Nel frattempo Kiev cercava di resistere all\u2019occupazione tedesca: organizzazioni clandestine tentavano di mantenere alta la speranza degli abitanti della citt\u00e0 e, in alcuni casi, ne organizzavano la fuga verso i territori ancora sotto il controllo dei Sovietici (inizialmente, molti Ucraini avevano accolto i Tedeschi come liberatori, credendo ingenuamente che la nuova situazione sarebbe stata favorevole anche per loro; si sarebbero ricreduti presto!). I Tedeschi pensarono di piegare lo spirito fiero degli Ucraini affidandosi alla propaganda e al calcio, organizzando un vero e proprio torneo. La stagione calcistica avrebbe avuto il suo calcio d\u2019inizio il 7 giugno 1942 e avrebbe visto la partecipazione di sei squadre: quella di Kordik, quattro formate da truppe tedesche, ungheresi e rumene, e la Ruch (ucraina). La squadra di Kordik, battezzata FC Start, venne subito iscritta al campionato. Ne facevano parte Nikolai Trusevich, Mikhail Sviridovskiy, Nikolai Korotkikh, Aleksey Klimenko, Fedor Tyutchev, Mikhail Putistin, Ivan Kuzmenko, Makar Goncharenko della Dinamo Kiev, e Vladimir Balakin, Vasiliy Sukharev, Mikhail Melnik della Lokomotyv Kiev. Fu nominato capitano Trusevich, il portiere, noto per la sua agilit\u00e0 e per il suo stile di parata spettacolare. Ad affiancarlo nelle decisioni era Mikhail Putistin, veterano della squadra che vinse l\u2019argento nel Campionato Sovietico del 1936. Mikhail Sviridovskiy, colonna della Dinamo di dieci anni prima, divenne l\u2019allenatore della Start: torn\u00f2 a indossare gli scarpini, posizionandosi in difesa insieme a Fedor Tyutchev ed al veloce Aleksey Klimenko, terzino minuto, ma arcigno. A centrocampo si attest\u00f2 Nikolai Korotkikh, personaggio calcistico di second\u2019ordine; per\u00f2 l\u2019attacco della Start era formato da Mikhail Melnik affiancato da Ivan Kuzmenko, che vantava una buona presenza fisica e un tiro potente e preciso. Makar Goncharenko, basso e compatto, ma allo stesso tempo veloce e talentuoso, possedeva visione di gioco e classe, oltre all\u2019abilit\u00e0 di servire i compagni in maniera precisa e di sfruttare ogni spiraglio di porta che offrisse la possibilit\u00e0 di segnare. Goncharenko narr\u00f2 che Putistin e Trusevich trovarono in un magazzino una divisa con cui disputare il campionato, di colore rosso.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-456 alignright\" src=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-6-6-300x141.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"141\" srcset=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-6-6-300x141.jpg 300w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-6-6-450x211.jpg 450w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-6-6.jpg 640w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/> <\/em><\/p>\n<p><em>\u00abNon abbiamo armi\u00bb disse Trusevich \u00abma possiamo combattere per la vittoria in campo. Indosseremo questo colore, il colore della nostra bandiera: i fascisti devono imparare che questo colore non si piegher\u00e0\u00bb. Trusevich trov\u00f2 per se stesso una maglia nera con finiture rosse, da utilizzare come divisa da portiere. Nonostante i massacranti turni di lavoro al panificio, la scarsa alimentazione e la precaria condizione fisica, il 7 giugno la Start inizi\u00f2 il proprio campionato giocando allo Stadio della Repubblica contro la Ruch, una squadra appoggiata dal movimento nazionalista ucraino anti-sovietico e filo-tedesco. Risultato: 7-2 per la Start. Siccome la cosa fece un po\u2019 troppo rumore, i Tedeschi ordinarono di far giocare le altre partite in un impianto pi\u00f9 piccolo, lo stadio Zenit (attuale stadio Start).Lo Zenit fu inaugurato con una vittoria 6-2 sulla squadra ungherese, seguita pochi giorni dopo da un perentorio 11-0 ai danni della squadra rumena. Le vittorie della Start iniziarono a significare molto per la popolazione di Kiev: per molti furono un\u2019ispirazione a resistere, uno sprone a tenere alto il morale, un appiglio per non lasciarsi schiacciare dai nazisti.Il 17 luglio la Start incontr\u00f2 per la prima volta una squadra tedesca, la PGS, affondandola sotto il peso di un pesante 6-0, mentre un\u2019altra squadra ungherese, l\u2019MGS Wal, perse 5-1 due giorni pi\u00f9 tardi. La rivincita dell\u2019incontro con l\u2019MGS Wal, organizzata dai nazisti per piegare fisicamente i giocatori e costringerli alla sconfitta, fin\u00ec 3-2: la Start stava diventando un simbolo della resistenza di Kiev.I comandi militari decisero quindi di mandare a giocare a Kiev il Flakelf, la pi\u00f9 forte squadra militare tedesca di stanza in Ucraina, formata da militari della Luftwaffe e considerata invincibile. Il risultato del 6 agosto fu un\u2019altra volta una larga vittoria della Start: il Flakelf fu sconfitto 5-1, proprio nei giorni in cui Stalin proclamava che l\u2019Unione Sovietica non avrebbe fatto un solo passo indietro. In sette partire, 43 goal fatti e solo 8 subiti!L\u2019ultima occasione per piegare la Kiev calcistica sarebbe stata il 9 agosto: rinforzando la squadra con alcuni tra i migliori calciatori dell\u2019esercito tedesco impiegati sul fronte ucraino, i nazisti organizzarono la rivincita. La partita venne annunciata con una grande campagna pubblicitaria, manifesti vennero affissi su tutta la citt\u00e0 ed i giornali pubblicarono articoli che elogiavano la forza del Flakelf. Prima della partita un arbitro tedesco fece il suo ingresso nello spogliatoio della Start, intimando ai giocatori: \u00abQuando arriverete a met\u00e0 campo, ricordatevi di gridare con tutto il fiato che avete in gola, Heil Hitler\u00bb. Dopo il saluto dei Tedeschi, per\u00f2, i giocatori della Start abbassarono la testa per un attimo e fecero il saluto che era di costume nello sport sovietico: \u00abFitzcult Hur\u00e0!\u00bb, \u00abViva la cultura fisica\u00bb. (Tra l\u2019altro, Hur\u00e0 era anche il grido di combattimento dei soldati dell\u2019Armata Rossa quando andavano all\u2019assalto, e molti Tedeschi l\u00ec presenti lo avevano gi\u00e0 sentito bene in battaglia).Le gradinate dello stadio erano piene di soldati della Wehrmacht in uniforme: giubba in panno verde, calzoni infilati negli stivali, aquila sul taschino destro, elmetto con le caratteristiche sporgenze a secchio di carbone, cinturone con la tracolla, contenitore a tubo della maschera antigas, le granate dal manico di legno. E armi in quantit\u00e0: comprese un bel po\u2019 di mitragliatrici Mg, le micidiali \u00abseghe di Hitler\u00bb dalla canna bucherellata. <\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-459\" src=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-7-2-212x300.jpg\" alt=\"\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-7-2-212x300.jpg 212w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-7-2.jpg 297w\" sizes=\"auto, (max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/p>\n<p><em>In un piccolo settore vi erano Ucraini, vecchi, donne e bambini. In un pomeriggio dove il \u00abcaldo spaccava anche i cocomeri\u00bb, come ha raccontato Valentina Goncharenko, allora tredicenne, le squadre si presentarono in campo alle cinque. I Tedeschi erano ben pasciuti, ben vestiti, impomatati e con undici riserve a disposizione; di fronte avevano i macilenti Ucraini, con braghe cascanti, traballanti sulle gambe ossute, malnutriti e senza nessuna riserva. E con l\u2019arbitro tedesco, pure! I Tedeschi ci diedero dentro da subito e senza mezzi termini. Picchiavano, insultavano, provocavano. Dalle gradinate, le Mg sparavano contro le gambe dei giocatori ucraini. I falli dei nazisti venivano regolarmente ignorati dal direttore di gara, quelli degli Ucraini erano segnalati tutti. Un\u2019azione dalla dubbia regolarit\u00e0, un palese fuorigioco e un calcio in testa al portiere Trusevich in una mischia sottoporta che lo fece rimanere alcuni minuti a terra stordito, permisero ai Tedeschi di passare in vantaggio. Ma in meno di venti minuti i giocatori della Start segnarono tre volte. Il primo goal lo fece Kuzmenko da trenta metri di distanza, su punizione: la sfera si insacc\u00f2, bassa, alla destra del portiere tedesco. Poi, una doppietta del bomber Goncharenko (con il primo goal frutto di una serpentina in area e il secondo con una mezza rovesciata) port\u00f2 la propria squadra sul 3-1. Durante l\u2019intervallo fece il suo ingresso negli spogliatoi un ufficiale delle SS: \u00abSiamo veramente impressionati dalla vostra abilit\u00e0 calcistica e abbiamo ammirato il vostro gioco del primo tempo \u2013 disse l\u2019ufficiale, in un russo impeccabile \u2013. Ora per\u00f2 dovete capire che non potete sperare di vincere. Prima di tornare in campo, prendetevi un minuto per pensare alle conseguenze\u00bb. Nel secondo tempo, dopo uno sbandamento iniziale che permise ai Tedeschi di portarsi sul 3-3, lo Start decoll\u00f2 e segn\u00f2 altre due volte: 5-3. Il difensore Klimenko poco prima del fischio finale dribbl\u00f2 la difesa del Flakelf e il loro portiere, osserv\u00f2, sprezzante, la tribuna degli alti ufficiali tedeschi e invece di buttare la palla in rete spazz\u00f2 il pallone il pi\u00f9 lontano possibile, verso il centro del campo: uno sfregio bello e buono. Al termine della partita, cominci\u00f2 a farsi strada nella mente degli Ucraini l\u2019idea che la loro vita non valesse pi\u00f9 nulla e che, con il fischio finale, si era sancita anche la fine delle loro vite. Racconta Goncharenko che \u00abci trovammo in un silenzio cupo, tetro dello stadio vuoto, soli in mezzo al campo, capimmo di aver firmato con i nostri goal anche la nostra condanna a morte\u2026 Ci attardavamo sul campo, come se stando l\u00ec fossimo al sicuro, salvi. La paura cominci\u00f2 a impadronirsi di noi, avevamo fatto semplicemente quello che ritenevamo giusto, non per essere eroi, ma solo come Ucraini che avevano una dignit\u00e0 ed un onore di uomini e di calciatori\u2026 Adesso eravamo spaventati per quello che ci aspettava\u2026 Avevamo di nuovo la stessa paura dell\u2019inizio partita, che avevamo scacciato con quell\u2019urlo di Hur\u00e0, talmente tanta paura da avere persino paura di mostrarla\u2026\u00bb. La settimana dopo gli Ucraini trovarono comunque il tempo di dare la rivincita alla Ruch, umiliandola per 8-0. E fu la fine. Alcune settimane pi\u00f9 tardi iniziarono gli arresti. Il primo ad essere portato via fu Nikolai Korotkikh. Korotkikh era un ufficiale in servizio della polizia segreta: fu arrestato il 6 settembre, e mor\u00ec dopo venti giorni di tortura nel quartier generale della Gestapo in Korolenka Vulycja. Ma ci sono molte versioni di come si determinarono gli eventi di morte sui giocatori ucraini. Anche gli altri giocatori subirono le torture della Gestapo, prima di essere deportati nel campo di concentramento di Syrec, poco fuori Kiev, amministrato dal feroce Paul von Radomsky, Obersturmbahnf\u00fchrer delle SS. Goncharenko e Sviridovskiy riuscirono a fuggire insieme: il primo, molti anni dopo, raccont\u00f2 la propria versione della storia della Partita della Morte, e fu l\u2019unico che ne parl\u00f2. Tre giocatori persero la vita a Syrec: Kuzmenko, Klimenko e Trusevich, tutti e tre nella stessa occasione. La loro morte viene raccontata da un sedicente testimone oculare, ma il racconto stesso conserva i tratti della leggenda e ci presenta tre morti quasi stereotipiche, che enfatizzano i tratti salienti del carattere dei tre giocatori. La mattina del 24 febbraio 1943 Radomsky ordin\u00f2 una rappresaglia per un tentato attacco incendiario al campo. I prigionieri vennero disposti in fila: una persona ogni tre veniva colpita alla testa col calcio del fucile e freddata con una pallottola alla nuca. Ivan Kuzmenko, il gigante dell\u2019attacco della Start, fu colpito in mezzo alle scapole dal calcio del fucile, vacill\u00f2 e, bench\u00e9 stremato dalla fame e dalla fatica, rimase in piedi. Resistette a diversi colpi, prima di accasciarsi al suolo e ricevere il proprio proiettile. Aleksey Klimenko, il minuto difensore che aveva umiliato il Flakelf sul finire della partita, croll\u00f2 immediatamente a terra e fu finito da una pallottola dietro l\u2019orecchio. Nikolai Trusevich, il portiere, sent\u00ec i passi delle SS fermarsi alle sue spalle. Si prepar\u00f2 a ricevere il colpo, ma fin\u00ec ugualmente per terra. Si rialz\u00f2, con tutta l\u2019agilit\u00e0 che l\u2019aveva reso il miglior portiere dell\u2019Unione Sovietica e, mentre la guardia apriva il fuoco, url\u00f2: \u00abKrasny sport ne umriot!\u00bb, \u00abLo sport rosso non morir\u00e0 mai\u00bb. Mor\u00ec nella sua divisa da gioco nera e rossa, l\u2019unico indumento caldo che possedeva, colpito da una raffica di mitra. \u00c8 difficile ricostruire la vera storia della Partita della Morte, anche perch\u00e9 i giocatori vennero considerati dall\u2019opinione sovietica dei disertori che, invece di combattere in difesa di Stalingrado e Mosca, si erano imboscati e si erano intrattenuti con l\u2019invasore in partite di calcio. I giocatori che sopravvissero alla guerra non furono perseguitati dal regime, che prefer\u00ec sfruttare la vicenda a fini di propaganda, colorando, esagerando e distorcendo a proprio piacimento la storia di Trusevich e compagni. La prima testimonianza della partita \u00e8 un articolo pubblicato il 16 novembre 1943 dall\u2019organo ufficiale del governo sovietico, \u00abIzvestiya\u00bb, che parlava solo dell\u2019esecuzione di alcuni sportivi da parte dei Tedeschi. Il giornalista Petro Severov nel 1958 raccont\u00f2 la vicenda in modo dettagliato su un giornale di Kiev, in un articolo intitolato L\u2019ultimo duello. L\u2019anno dopo la trattazione si allung\u00f2 e divent\u00f2 un libro, firmato dallo stesso Severov assieme a Naun Khalemsky. Vennero successivamente le memorie di Makar Goncharenko, il superstite, e tre film di successo (due russi ed uno americano, a cui abbiamo accennato all\u2019inizio). Nel 1994, nel suo libro Calcio e potere, Simon Kuper raccont\u00f2 di un viaggio in Ucraina alla sede della Dinamo Kiev da lui fatto due anni prima, dall\u2019esito sorprendente: \u00abL\u2019addetto stampa mi raccont\u00f2 la storia della partita, e poi mi chiese di non scriverla: perch\u00e9 non era vera. La partita era un mito ideato dopo la guerra dal Partito Comunista locale. Senza dubbio una partita c\u2019era stata, visto che un sopravvissuto [probabilmente Makar Goncharenko], di ottantasei anni, viveva a Kiev, ma aveva oculatamente scelto di starsene zitto\u00bb. E nel 2004 Karel Berkhoff pubblic\u00f2 per la Harvard University Press Harvest of Despair: Life and Death in Ukraine Under Nazi Rule, che ha permesso infine di ricostruire la verit\u00e0. Nel 1981 lo Stadio Zenit di Kiev, che aveva visto il massacro, venne ribattezzato Stadio Start. Di fronte ad esso, una grande scultura di Ivan Horovyj (1971) mostra quattro figure maschili in calzoni corti, alte tre metri e con pettinature anni Quaranta, che vanno a braccetto con lo sguardo perso nell\u2019orizzonte. Ha scritto Stefan Olyjnyk: \u00abPer il nostro presente \/ sono morti nella lotta \/ la vostra gloria non si spegner\u00e0, \/ eroi, atleti senza paura\u00bb. Un fatto analogo si verific\u00f2 anche in Italia, e precisamente a Sarnano, un paesino delle Marche, quando un sergente nazista appassionato di calcio scopr\u00ec che in paese viveva Mario Maurelli, un arbitro noto anche in Germania. Buss\u00f2 alla sua porta e lo invit\u00f2 a trovare undici ragazzi italiani per una sfida contro i nazisti \u2013 ma undici giovani di Sarnano, nel 1944, significava undici partigiani. Maurelli non poteva sottrarsi, come racconta nel documentario di Umberto Nigri La leggenda di Sarnano. Nella squadra italiana giocava Libero Lucarini. Proprio Lucarini, quel 1\u00b0 aprile 1944, scivolando di proposito, fece pareggiare la squadra tedesca, dopo che il centravanti Grattini \u2013 in modo improvvido \u2013 aveva portato in vantaggio gli Italiani. A differenza degli Ucraini, i partigiani italiani preferirono infatti pareggiare: fatto che, alla fine, permise loro di scappare tutti in montagna\u2026 proprio come nel film Fuga per la vittoria\u2026\u201d<\/em>( <a href=\"http:\/\/www.storico.org\/seconda_guerra_mondiale\/partita_morte.html\">http:\/\/www.storico.org\/seconda_guerra_mondiale\/partita_morte.html<\/a>)<\/div>\n<div  class='avia-video av-gxk0t-ab93c72b01d8bc1a5b38e47bc486db39 avia-video-16-9 av-no-preview-image avia-video-load-always av-lazyload-immediate av-lazyload-video-embed'  itemprop=\"video\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/VideoObject\"  data-original_url='https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=WAIWjSv0cgY'><script type='text\/html' class='av-video-tmpl'><div class='avia-iframe-wrap'><iframe loading=\"lazy\" width=\"1500\" height=\"844\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/WAIWjSv0cgY?feature=oembed&autoplay=0&loop=0&controls=1&mute=0\" frameborder=\"0\" gesture=\"media\" allowfullscreen><\/iframe><\/div><\/script><div class='av-click-to-play-overlay'><div class=\"avia_playpause_icon\"><\/div><\/div><\/div>\n<p><strong>Trama del film<\/strong><\/p>\n<p><strong>(tratto da <\/strong><a href=\"http:\/\/www.wikipedia.it\"><strong>www.wikipedia.it<\/strong><\/a><strong>)<\/strong><\/p>\n<p><strong>L\u2019idea<\/strong><\/p>\n<p>Nel corso della seconda guerra mondiale, nel 1942, un ufficiale tedesco in visita ad un campo di concentramento per prigionieri alleati, il maggiore Von Steiner, in passato calciatore che fece parte anche della Nazionale, riconosce tra gli ufficiali britannici prigionieri un suo ex collega, il capitano John Colb cui propone di l&#8217;idea di organizzare un incontro di calcio tra una selezione di calciatori Alleati e la squadra sportiva di una vicina base tedesca. All&#8217;inizio i compagni di prigionia di Colby si dichiarano contrari all&#8217;iniziativa, sicuri che il comando britannico non approverebbe: essi sono infatti consci che la propaganda tedesca potrebbe sfruttare l&#8217;evento per caricarlo di significati extra-sportivi. Ma Colby \u00e8 stimolato dal confronto, anche perch\u00e9 tra le truppe britanniche pu\u00f2 vantare giocatori di livello come il soldato inglese Brady, lo scozzese Hayes e il coloured originario di Trinidad Luis Fernandez, oltre a quelli disponibili tra i prigionieri alleati, il belga Filieu, l&#8217;olandese van Beck e il norvegese Hilsson. Un prigioniero canadese, Hatch, bench\u00e9 non sia capace di giocare a calcio chiede ed ottiene di aggregarsi al gruppo, poich\u00e9 per colpa loro il suo piano di fuga sta per andare in fumo. Colby si convince e ne giustifica quindi la presenza in squadra adducendo il motivo che ha bisogno di un preparatore atletico. Come gli altri ufficiali britannici avevano supposto, il comando tedesco, volendo trasformare l&#8217;evento in un veicolo di propaganda, toglie di mano a Von Steiner l&#8217;organizzazione dell&#8217;incontro. Von Steiner capisce subito che, a quel punto, la partita non avr\u00e0 pi\u00f9 significato sportivo e il comando tedesco metter\u00e0 in atto qualsiasi stratagemma per vincere e conquistarsi il primato d&#8217;immagine di fronte agli Alleati.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<div  class='avia-video av-7qav9-fb5da33f6c8691f6090a6e119f8d0b22 avia-video-16-9 av-no-preview-image avia-video-load-always av-lazyload-immediate av-lazyload-video-embed'  itemprop=\"video\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/VideoObject\"  data-original_url='https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=ASFEw0LnXso'><script type='text\/html' class='av-video-tmpl'><div class='avia-iframe-wrap'><iframe loading=\"lazy\" width=\"1500\" height=\"844\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/ASFEw0LnXso?feature=oembed&autoplay=0&loop=0&controls=1&mute=0\" frameborder=\"0\" gesture=\"media\" allowfullscreen><\/iframe><\/div><\/script><div class='av-click-to-play-overlay'><div class=\"avia_playpause_icon\"><\/div><\/div><\/div>\n<p><strong>La fuga di Hatch<\/strong><\/p>\n<p>Hatch prima di fuggire viene incaricato di mettersi in contatto con la Resistenza francese. Deve raggiungere quindi Parigi, dove alcuni partigiani, saputo che i tedeschi vogliono organizzare la partita allo stadio di Colombes, si adoperano per organizzare la fuga dei calciatori Alleati durante l&#8217;intervallo tra i due tempi: essi fuggiranno dai lavatoi, che comunicano direttamente con la rete fognaria, ben conosciuta dai membri della resistenza che lavorano nei servizi comunali. Occorre che qualcuno avverta la squadra del piano in atto: tocca ancora al canadese sacrificarsi: si lascia catturare di nuovo dai tedeschi vicino al campo di prigionia per essere sicuro di farsi rimandare allo stesso posto e di poter comunicare le informazioni sulla fuga a Colby. Il problema \u00e8 ora farsi reinserire in squadra, ma egli non sa giocare a calcio ma solo a football americano. Colby avendolo visto parare in allenamento gli assegna il ruolo del portiere. Siccome tuttavia un portiere titolare esiste gi\u00e0, e il comando tedesco ha esonerato dal lavoro solo undici soldati per prepararsi all&#8217;incontro, il portiere viene convinto a lasciarsi rompere un braccio per giustificare la sua sostituzione con Hatch. Il giorno dell&#8217;incontro, lo stadio di Colombes \u00e8 pieno di francesi, e decorato con i fregi della propaganda tedesca, in primis le bandiere con le croci uncinate. L&#8217;ambiente \u00e8 chiaramente ostile ai tedeschi, e lo si nota maggiormente durante l&#8217;esecuzione dell&#8217;inno Deutschland \u00fcber alles\u2026: gli unici tedeschi nello stadio sono militari.<\/p>\n<p><strong>L\u2019influenza della propaganda<\/strong><\/p>\n<p>Lo speaker, che commenta la partita a beneficio dei radioascoltatori, propone in sottofondo degli applausi preregistrati per dare l&#8217;impressione che la folla sia entusiasta della prestazione tedesca. Come paventato da Von Steiner, un pavido arbitro non \u00e8 in grado di tenere in mano l&#8217;incontro in maniera imparziale e sorvola su numerose scorrettezze dei tedeschi, che infatti si portano in vantaggio fino al 4-0 prima che gli Alleati realizzino il gol della bandiera (con Brady su cross dalla sinistra). Al termine del primo tempo negli spogliatoi \u00e8 tutto pronto: i resistenti parigini hanno rotto il tramezzo che separa i lavatoi dal tunnel di fuga, ma prima alcuni giocatori, poi anche Colby, rifiutano di scappare perch\u00e9 sono convinti di poter ribaltare l&#8217;incontro e vincerlo. I resistenti tentano di dissuaderli, poich\u00e9 alla fine della partita non ci sar\u00e0 pi\u00f9 tempo per la fuga, ma ormai \u00e8 diventata una questione d&#8217;onore per Colby e compagni, che riescono a convincere anche il riluttante Hatch.<\/p>\n<p><strong>La partita<\/strong><\/p>\n<p>Gli Alleati rientrano in campo e iniziano a giocare in maniera convinta e determinata, ricorrendo pure alla stessa durezza usata dai tedeschi nel primo tempo. Trascinati dall&#8217;entusiasmo degli spettatori francesi sugli spalti, riescono a portarsi prima sul 2-4 (grazie a Rey che realizza scartando anche il portiere), poi sul 3-4 (gol di Hayes su respinta del portiere), e si vedono annullare il gol del pari (di Hillson) per un presunto fuori gioco. A quel punto l&#8217;infortunato Fernandez (colpito in maniera durissima allo sterno durante il 1&#8242; tempo) rientra in campo proteggendosi il petto con un braccio[3] e, su un cross di Brady, si esibisce in una spettacolare rovesciata che infiamma il pubblico e porta le squadre in parit\u00e0 sul 4-4. La bellezza del gesto tecnico entusiasma anche Von Steiner, che si alza ad applaudire sportivamente il gol, tra la silenziosa ma evidente disapprovazione degli altri ufficiali tedeschi in tribuna d&#8217;onore.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-460\" src=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/foto-5-300x187.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"187\" srcset=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/foto-5-300x187.jpg 300w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/foto-5-768x480.jpg 768w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/foto-5-705x440.jpg 705w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/foto-5-450x281.jpg 450w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/foto-5.jpg 900w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>La conclusione<\/strong><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 ancora tempo per qualche schermaglia in campo e, all&#8217;ultimo minuto di gioco, un rigore totalmente inesistente viene assegnato ai tedeschi. Tra le proteste alleate, gli spettatori francesi intonano con fierezza la Marsigliese in segno di orgoglio e incoraggiamento. Il portiere Hatch e il capitano tedesco Baumann si trovano faccia a faccia e si fissano intensamente negli occhi per lunghi istanti. Hatch, fino a quel momento non impeccabile, vola a parare il rigore calciato dal semi-ipnotizzato Baumann. Lo stadio esulta e gli spettatori invadono il campo travolgendo le barriere intorno al terreno di gioco e superando le guardie armate. Nella confusione che si genera, i giocatori Alleati vengono portati via dalla folla e fuggono dagli ingressi principali. Il maggiore Von Steiner, dalla tribuna, osserva la scena con un&#8217;espressione di sportiva indulgenza, che fa da contraltare al disappunto dei gerarchi nazisti seduti poco distanti da lui.<\/p>\n<div class='avia-iframe-wrap'><iframe loading=\"lazy\" width=\"1333\" height=\"1000\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/uHobUXsos3E?feature=oembed\" frameborder=\"0\" gesture=\"media\" allowfullscreen><\/iframe><\/div>\n<p><strong>Sport e propaganda del nazifascismo: non solo il calcio<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019uso propagandistico che\u00a0 i regimi totalitari destra fecero dello sport ha avuto non pochi esempi. Segno, questo, dell\u2019intuizione che tali regimi ebbero circa le potenzialit\u00e0 in termini di suggestione collettiva che le imprese sportive potessero produrre. Praticamente qualsiasi sport rientr\u00f2 nel mirino della propaganda fascista e nazista, l\u2019importante appunto era la sua porta giornalistica. Per cui Mussolini, oltre a fregiarsi dei due <strong>mondiali di calcio<\/strong> che l\u2019Italia vinse di fila nel <strong>1934 <\/strong>e nel <strong>1938<\/strong>, sfrutt\u00f2 non poco le imprese pugilistiche di Primo Carnera, il primo campione mondiale italiano dei massimi della storia del pugilato italiano. Hitler, invece, ebbe meno fortuna, alla luce degli eventi organizzati dalla stessa Germania nazista. I nazisti, interdetti gli ebrei dalla possibilit\u00e0 di partecipare, organizzarono un lunghissimo e meticoloso periodo di preparazione che si concluse con tre mesi massacranti per gli atleti nella Foresta Nera. Il lavoro diede i suoi frutti: i risultati per i nazisti furono strepitosi: per i tedeschi 36 medaglie d&#8217;oro, 12 in pi\u00f9 degli Stati Uniti e primo posto nel medagliere. Terzi e quarti italiani e giapponesi davanti a francesi ed inglesi: i regimi nazi-fascisti battevano le democrazie su tutta la linea. Anche in virt\u00f9 di quel trionfo i nazisti poterono apportare delle &#8220;prove&#8221; in supporto alle teorie sulla superiorit\u00e0 della razza ariana di <strong>Fichte<\/strong> e a quella del <strong>Superuomo di Nietzsche<\/strong>, abilmente manipolate e strumentalizzate da Hitler. In effetti ci fu un&#8217;eccezione che macchi\u00f2 in parte quella grande affermazione nazista: si chiamava <strong>Jesse Owens<\/strong>. Un nero americano, considerato dai nazisti di razza inferiore, che domin\u00f2 ben quattro gare di atletica tra cui i 100 metri piani e mand\u00f2 su tutte le furie Hitler che, secondo alcune voci, fu costretto a fuggire dallo stadio per non dovergli stringere la mano dopo le vittorie. Tuttavia quell&#8217;imprevisto non scalf\u00ec la portata del trionfo nazista la cui celebrazione fu affidata a Leni Riefenstahl, la regista ufficiale del Terzo Reich e del Nuovo Ordine nazista fin dal 1933, che provvide a oscurare il pi\u00f9 possibile Owens. Grazie a pi\u00f9 di trecento ore di riprese e dopo un lavoro di tre anni, la Riefenstahl produsse il pi\u00f9 grande omaggio della storia allo sport: Olympia. Il film esaltava con aloni misticheggianti la perfezione della razza ariana attraverso la sublimit\u00e0 e la bellezza del corpo e del gesto degli atleti, una bellezza antica che ritornava in vita grazie ai campioni del Reich. Nell\u2019orbita della disonesta propaganda nazista s\u2019iscrive anche la vicenda del pugile Johann Trollmann\u00a0 di origine sinti, che\u00a0 durante la sua carriera pugilistica verr\u00e0 poi soprannominato anche Gibsy, &#8220;zingaro&#8221;, soprannome che si far\u00e0 cucire sui pantaloncini con cui saliva sul ring.Vinse il campionato della Germania del sud e divenne membro della BC Heroes di Hannover, boxe club fondato nel 1922. Durante l&#8217;adolescenza vinse molti altri campionati regionali, ottenne il titolo di campione della Germania del nord, e partecip\u00f2 a campionati per pugili amatoriali. Nel 1928 partecip\u00f2 alle selezioni per le Olimpiadi di Amsterdam, da cui venne poi scartato perch\u00e9, essendo sinti, non poteva rappresentare la Germania nei giochi olimpici. Dopo di ci\u00f2, Trollmann si un\u00ec alla pi\u00f9 nota associazione sportiva dei lavoratori di Hannover, la BC Sparta Linden. I giornali lo diffamarono spesso per via delle sue origini, chiamandolo Gipsy, &#8220;zingaro&#8221;, ma anche criticandolo per il suo stile del tutto nuovo, quasi danzante.( fonte consultata : <a href=\"http:\/\/storiaepolitica.forumfree.it\/\">http:\/\/storiaepolitica.forumfree.it\/<\/a>)<\/p>\n<p><strong>Fonti Bibliografiche:<\/strong><\/p>\n<p>-Martin, Simon, <em>Calcio e fascismo<\/em>, Milano, Oscar Mondadori, 2006.<\/p>\n<p>Shirer, William L., <em>Storia del Terzo Reich<\/em>, Milano, Fabbri Editori, 1978.<\/p>\n<p>Roger Repplinger, <em>Buttati gi\u00f9 zingaro. La storia di Johann Trollmann e Tull Harder, Upre Roma<\/em>, 2013.<\/p>\n<p>Mauro Garofalo, <em>Alla fine di ogni cosa<\/em>, Frassinelli, 2016.<\/p>\n<p>Dario Fo, <em>Razza di zingaro<\/em>, Chiarelettere, 2016.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La favola di John Huston in realt\u00e0 non ebbe un lieto fine: \u201cFuga per la vittoria \u201c e la \u201cpartita della morte\u201d di Francesco Clemente \u201cFuga per la vittoria\u201d \u00e8 un film di John Huston del 1981. 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