{"id":501,"date":"2017-11-14T19:23:47","date_gmt":"2017-11-14T19:23:47","guid":{"rendered":"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/?p=501"},"modified":"2017-11-15T14:10:59","modified_gmt":"2017-11-15T14:10:59","slug":"quello-non-ti-aspetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/index.php\/2017\/11\/14\/quello-non-ti-aspetti\/","title":{"rendered":"Quello che non ti aspetti"},"content":{"rendered":"<section  class='av_textblock_section av-av_textblock-2de302bf1aa3cf4c9157dbe6f50ac7eb '   itemscope=\"itemscope\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/BlogPosting\" itemprop=\"blogPost\" ><div class='avia_textblock'  itemprop=\"text\" ><p><script async src=\"\/\/pagead2.googlesyndication.com\/pagead\/js\/adsbygoogle.js\"><\/script><br \/>\n<!-- Annunci --><br \/>\n<ins class=\"adsbygoogle\" style=\"display: block;\" data-ad-client=\"ca-pub-5637369040013910\" data-ad-slot=\"9615006196\" data-ad-format=\"auto\"><\/ins><br \/>\n<script>\n(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});\n<\/script><\/p>\n<\/div><\/section>\n\n<style type=\"text\/css\" data-created_by=\"avia_inline_auto\" id=\"style-css-av-av_heading-e604d4611e37216e72fadc2e0a308812\">\n#top .av-special-heading.av-av_heading-e604d4611e37216e72fadc2e0a308812{\npadding-bottom:10px;\n}\nbody .av-special-heading.av-av_heading-e604d4611e37216e72fadc2e0a308812 .av-special-heading-tag .heading-char{\nfont-size:25px;\n}\n.av-special-heading.av-av_heading-e604d4611e37216e72fadc2e0a308812 .av-subheading{\nfont-size:15px;\n}\n<\/style>\n<div  class='av-special-heading av-av_heading-e604d4611e37216e72fadc2e0a308812 av-special-heading-h3  avia-builder-el-1  el_after_av_textblock  el_before_av_two_third '><h3 class='av-special-heading-tag '  itemprop=\"headline\"  >Raccontarsi da dentro: il Sud secondo chi non si sente <span class='special_amp'>&#8220;<\/span>meridionale<span class='special_amp'>&#8221;<\/span><\/h3><div class=\"special-heading-border\"><div class=\"special-heading-inner-border\"><\/div><\/div><\/div>\n\n<style type=\"text\/css\" data-created_by=\"avia_inline_auto\" id=\"style-css-av-av_two_third-15d750bd1b332b34c6e70b077ebbccdf\">\n.flex_column.av-av_two_third-15d750bd1b332b34c6e70b077ebbccdf{\nborder-radius:0px 0px 0px 0px;\npadding:0px 0px 0px 0px;\n}\n<\/style>\n<div  class='flex_column av-av_two_third-15d750bd1b332b34c6e70b077ebbccdf av_two_third  avia-builder-el-2  el_after_av_heading  el_before_av_hr  first flex_column_div av-zero-column-padding  '     ><section  class='av_textblock_section av-av_textblock-2de302bf1aa3cf4c9157dbe6f50ac7eb '   itemscope=\"itemscope\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/BlogPosting\" itemprop=\"blogPost\" ><div class='avia_textblock'  itemprop=\"text\" ><h1><strong>I movimenti invisibili e silenziosi del Sud: Quattro voci intellettuali per dire ci\u00f2 che si ha difficolt\u00e0 a vedere del nostro paese<\/strong><\/h1>\n<p><strong>Di Francesco Clemente<\/strong><\/p>\n<p><em>\u201cAttenti al sud\u201d \u00e8 un libro-testimonianza firmato da Pino Aprile, Maurizio De Giovanni, Mimmo Gangemi e Raffaele Nigro, pubblicato per i tipi della casa editrice Piemme nel 2017. L\u2019obiettivo della pubblicazione \u00e8 quello di raccontare il Sud dell\u2019Italia cos\u00ec come si presenta oggi nelle sue manifestazioni sociali e culturali, fra dati sorprendenti e tragiche conferme, per accantonare gli stereotipi sempiterni sulla questione meridionale e abbandonarsi alla narrazione della realt\u00e0, nel tentativo di onorarla al di l\u00e0 della pervicacia dei pregiudizi e delle solite risposte sterili a problemi che, al contrario, meritano l\u2019attenzione di tutti.<\/em><\/p>\n<p>Vale la pena compiere qualche precisazione sul riproporsi nel panorama editoriale nostrano dell\u2019ultimo decennio circa l\u2019arcinota \u201cquestione meridionale\u201d ad opera di giornalisti e di storici italiani, come lo sono Pino Aprile e Gigi di Fiore per le rispettive categorie di appartenenza. Spesso accusati di essere portatori di una visione\u00a0\u00a0 passatista, nonch\u00e9 sterile sul piano delle implicazioni politiche e civili, per via del loro velleitario tentativo di rimettere in discussione le modalit\u00e0 con cui \u00e8 avvenuta l\u2019unificazione nazionale italiana, Pino Aprile and Friends \u00a0\u00a0sarebbero addirittura per qualcuno addirittura espressione di un folkloristico rigurgito neoborbonico, smanioso di far sventolare anacronisticamente la bandiera gigliata della deposta monarchia napoletana. <em>Attenti al sud<\/em> sembra un libro scritto apposta \u00a0\u00a0per questi detrattori di professione, oltre che per gli inguaribili disinformati. Il perch\u00e9 lo si capisce dalle testimonianze dei quattro intellettuali che hanno vergato queste pagine (fra cui appunto lo stesso Pino Aprile), dal tono con cui ognuno di loro tenta di restituire uno spicchio di Sud a quanti del Sud non sono oppure non lo hanno mai conosciuto. Chi pensa di trovarvi \u00a0\u00a0un\u2019appassionata difesa acritica del nostro mezzogiorno, certamente pu\u00f2 rimanere deluso, allo stesso modo quanti in malafede pensano di trovarvi la solita retorica sull\u2019orgoglio ferito del meridionale eternamente risentito. Nessuno dei quattro scrittori in questione\u00a0 \u00a0si \u00e8 sognato di negare gli ancora perduranti problemi del mezzogiorno, o addirittura di negarli, oppure di parlarci di problemi ormai risolti, o\u00a0 che le nostre regioni \u201cmeridionali\u201d siano dei modelli elvetici di efficienza nella quotidianit\u00e0. Piuttosto, si tratta di un libro che fissa con onest\u00e0 e coraggio alcune cose non proprio scontate. In primo luogo, il fatto che il Sud ha tante ombre ma e anche capace di bagliori inopinabili, di scatti di risposta quasi miracolosi, motivo per cui esso \u00e8 davvero il laboratorio nazionale per discutere e meditare su problemi che tranquillamente potrebbero affettare altre zone dello stivale italico. Il Sud \u00e8 una dimensione problematica, esso \u00e8, se vogliamo una metafora della stessa \u201cRealt\u00e0\u201d, che presenta sempre innumerevoli e inimmaginabili risvolti, non sempre chiari al primo sguardo. Sicch\u00e9 il punto \u00e8 trovare la pianta nel deserto, la speranza nella disperazione, la vita dentro la morte, senza raccontare frottole ma riannodando le testimonianze, i fatti, gli eventi che attualmente attraversano la Puglia, la Calabria, Napoli, la(ancora) semisconosciuta Basilicata. Fenomeni non sempre uniformi, che si segnalano per tendenze opposte, prime fra tutte la tendenza a fuggire dalle terre d\u2019origine oppure a rimanere nonostante tutto e tutti, cui si aggiunge la paradossale coesistenza di manifestazioni malavitose e vitalit\u00e0 culturale ritrovata come nel caso della Napoli raccontata da De Giovanni, oppure il valore praticamente ancora sconosciuto del patrimonio culturale della Basilicata di Raffaele Nigro. In ultima analisi, lasciando al lettore la sua legittima curiosit\u00e0, sarebbe troppo facile asserire che queste pagine dovrebbero leggerle i cittadini del settentrione italiano, soprattutto alla luce della considerazione che non sempre ci\u00f2 che \u00e8 geograficamente lontano risulti sempre psicologicamente inaccessibile. In tutta onest\u00e0, sono pagine che dovrebbero stimolare l\u2019interesse di molti meridionali, soprattutto quelli rassegnati o quelli dediti alla narrazione classica sui mali del Sud, neoconvertiti a redivive teorie lombrosiane,\u00a0\u00a0 quelli che hanno occhi solo per l\u2019industrialismo( oggi tristemente declinante) e lo yuppismo economicistico. In ultima analisi,per quei meridionali che hanno dimenticato, o peggio, rimosso se stessi e soprattutto la verit\u00e0, in un contesto contemporaneo sempre pi\u00f9 segnato dalla semplificazione banalizzante o da meccanismi perbenistici di acquietamento delle coscienze. Le immagini sono state ricavate dalle fonti seguenti: <a href=\"https:\/\/www.macrolibrarsi.it\">https:\/\/www.macrolibrarsi.it<\/a><\/p>\n<\/div><\/section><\/div><div  class='hr av-av_hr-0ff602b3e980a3377077ff3c1c834df6 hr-default  avia-builder-el-4  el_after_av_two_third  el_before_av_heading '><span class='hr-inner '><span class=\"hr-inner-style\"><\/span><\/span><\/div><\/p>\n\n<style type=\"text\/css\" data-created_by=\"avia_inline_auto\" id=\"style-css-av-av_heading-1fa6e6bc3e717ee506336cb3be633473\">\n#top .av-special-heading.av-av_heading-1fa6e6bc3e717ee506336cb3be633473{\npadding-bottom:10px;\n}\nbody .av-special-heading.av-av_heading-1fa6e6bc3e717ee506336cb3be633473 .av-special-heading-tag .heading-char{\nfont-size:25px;\n}\n.av-special-heading.av-av_heading-1fa6e6bc3e717ee506336cb3be633473 .av-subheading{\nfont-size:15px;\n}\n<\/style>\n<div  class='av-special-heading av-av_heading-1fa6e6bc3e717ee506336cb3be633473 av-special-heading-h3  avia-builder-el-5  el_after_av_hr  el_before_av_textblock '><h3 class='av-special-heading-tag '  itemprop=\"headline\"  >La rivoluzione mediatica di un mistero italiano<\/h3><div class=\"special-heading-border\"><div class=\"special-heading-inner-border\"><\/div><\/div><\/div>\n<section  class='av_textblock_section av-av_textblock-2de302bf1aa3cf4c9157dbe6f50ac7eb '   itemscope=\"itemscope\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/BlogPosting\" itemprop=\"blogPost\" ><div class='avia_textblock'  itemprop=\"text\" ><p><em><strong>Effetti e suggestione della spettacolarizzazione della cronaca<\/strong><\/em><\/p>\n<\/div><\/section>\n\n<style type=\"text\/css\" data-created_by=\"avia_inline_auto\" id=\"style-css-av-av_two_third-15d750bd1b332b34c6e70b077ebbccdf\">\n.flex_column.av-av_two_third-15d750bd1b332b34c6e70b077ebbccdf{\nborder-radius:0px 0px 0px 0px;\npadding:0px 0px 0px 0px;\n}\n<\/style>\n<div  class='flex_column av-av_two_third-15d750bd1b332b34c6e70b077ebbccdf av_two_third  avia-builder-el-7  el_after_av_textblock  el_before_av_one_third  first flex_column_div av-zero-column-padding  column-top-margin'     ><section  class='av_textblock_section av-av_textblock-2de302bf1aa3cf4c9157dbe6f50ac7eb '   itemscope=\"itemscope\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/BlogPosting\" itemprop=\"blogPost\" ><div class='avia_textblock'  itemprop=\"text\" ><p><strong><em>Il caso Moro e la madre di tutte le tragedie mediatiche<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>di Francesco Clemente<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201cIl caso Moro: cronaca di un evento mediale\u201d \u00e8 un saggio sulla comunicazione di Ilenia Imperi edito da Franco Angeli nel 2016, riguardante la vicenda di Aldo Moro e del suo sequestro, che termin\u00f2 tragicamente. Il volume, quindi, tenta di ricostruire la particolare modalit\u00e0 narrativa di questa vicenda che, per la prima volta in Italia, ribaltava completamente la presentazione del fatto-notizia, facendolo diventare molto di pi\u00f9 di semplice fatto di cronaca.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A distanza di ben quasi 40 anni \u00a0precisi, il 16 marzo 1978, il giornalista Paolo Frajese condusse l\u2019edizione straordinaria del TG 1 della mattina nella quale si annunciava la strage di via Fani, o meglio i fatti relativi all\u2019agguato del sequestro di Aldo Moro ad opera delle brigate rosse. Da quel momento, l\u2019Italia visse 55 giorni di una continua narrazione su questo evento clamoroso, in un continuo flusso di notizie che annull\u00f2 la distanza fra dimensione privata e dimensione pubblica della e nella vita degli italiani, producendo\u00a0 uno strano effetto(fino ad allora mai sperimentato dall\u2019opinione pubblica) in virt\u00f9 del quale, di Moro e della sua tragedia se ne parlava in continuazione, praticamente dappertutto. Bastava salutarsi anche fra semplici conoscenti, per poi snocciolare ipotesi, dispiacere e speranza circa questa vicenda assurda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa produsse tanta partecipazione, al punto che gli italiani si sentirono cos\u00ec coinvolti nel profondo? Una risposta plausibile la fornisce Ilenia Imperi nel suo libro intitolato <em>Il Caso Moro: cronaca di un evento mediale<\/em>, dove appunto si prende le mosse dalla constatazione della centralit\u00e0 svolta dai media nello sviluppo della vicenda stessa. Una vera \u00a0rivoluzione sul piano della comunicazione dei fatti di cronaca, in un deflagrare di piste narrative, di un rincorrersi di annunci, al ritmo di un lunghissimo film giallo non inventato, ma vissuto ai limiti della presa diretta. Quella storia inaugur\u00f2 l\u2019uso spettacolarizzante che i gruppi terroristici potevano esercitare, qualora fossero riusciti a tenere sotto scacco il sistema di potere\u00a0 coinvolto. In questo caso, esemplare fu il botta e risposta fra i comunicati dei brigatisti e quelli dell\u2019allora governo. La prospettiva della Imperi sulle modalit\u00e0 con cui all\u2019epoca dei fatti fu mediaticamente raccontato il caso Moro, un vero e proprio <em>social drama<\/em> aperto alla continua opinabilit\u00e0 dei pareri, schiude una serie di suggestioni davvero stimolanti, soprattutto se declinate all\u2019interno del\u00a0 calderone mediatico contemporaneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il saggio, infatti, enfatizzando il ruolo all\u2019 epoca svolto dalla narrazione televisiva\u00a0 ci interroga su una questione fondamentale: in che termini si pu\u00f2 parlare di \u201cdiretta\u201d televisiva dei fatti storici? La testimonianza mediatica e televisiva non impone forse un ripensamento dell\u2019oggettivit\u00e0 del racconto, proprio alla luce della capacit\u00e0 di intervento manipolatorio creato dal montaggio televisivo e dalle tecniche di ripresa? Che dire, poi della sinergia comunicativa rappresentata all\u2019epoca da televisione e giornali, mentre oggi anche dal web nella costruzione dei fatti all\u2019interno dell\u2019immaginario di ognuno? \u00a0Ne viene fuori un contributo intellettuale dove il caso Moro si presenta come archetipo dei racconti mediatici delle tragedie politiche e sociali successive a1978 che avrebbero calamitato l\u2019attenzione di milioni di spettatori, pi\u00f9 o meno consapevolmente intenzionati ad informarsi. Sotto questa lente d\u2019ingrandimento la vicenda di Aldo Moro dimostra di essere un unicum: il modello della contemporanea tragedia raccontata dai media.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2, non sembra peregrino sostenere che le tragedie mediatiche contemporanee come quelle che vedono da qualche anno come protagonista l\u2019estremismo islamico di marca Isis, si pensi alla strage della redazione di Charlie Hebdo a Parigi, fino allo stesso crollo delle Twin Towers nel 2001 per non parlare della telenovela dell\u2019inseguimento di Osama Bin Laden, all\u2019indomani di quella tragedia newyorkese che aveva tutto il sapore dell\u2019attacco dei marziani alla terra, siano \u201cprodotti\u201d di una concezione della comunicazione pubblica di fatti eclatanti perfettamente nel solco di quella vicenda italiana di 40 anni fa. Il martirio di Moro, dunque, come sacrificio dalle ancora inesplorate conseguenze, non solo strettamente politiche e sociali, ma anche di tipo comunicativo di fatti di cronaca nerissima, dove lo spettatore \u00e8 quasi sottratto dal suo ruolo di spettatore e pare in balia di strattonate da parte di opinionisti che ne tentano una definitiva conversione alla loro parziale versione dei fatti.<\/p>\n<\/div><\/section><\/div>\n\n<style type=\"text\/css\" data-created_by=\"avia_inline_auto\" id=\"style-css-av-av_one_third-c8fc129dc35fd1ae2a1e410224d39ea8\">\n.flex_column.av-av_one_third-c8fc129dc35fd1ae2a1e410224d39ea8{\nborder-radius:0px 0px 0px 0px;\npadding:0px 0px 0px 0px;\n}\n<\/style>\n<div  class='flex_column av-av_one_third-c8fc129dc35fd1ae2a1e410224d39ea8 av_one_third  avia-builder-el-9  el_after_av_two_third  el_before_av_textblock  flex_column_div av-zero-column-padding  column-top-margin'     ><p>\n<style type=\"text\/css\" data-created_by=\"avia_inline_auto\" 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\/>\n\n<style type=\"text\/css\" data-created_by=\"avia_inline_auto\" id=\"style-css-av-av_image-7ef7d735aa43dc7a46c6a78c5535d7af\">\n.avia-image-container.av-av_image-7ef7d735aa43dc7a46c6a78c5535d7af img.avia_image{\nbox-shadow:none;\n}\n.avia-image-container.av-av_image-7ef7d735aa43dc7a46c6a78c5535d7af .av-image-caption-overlay-center{\ncolor:#ffffff;\n}\n<\/style>\n<div  class='avia-image-container av-av_image-7ef7d735aa43dc7a46c6a78c5535d7af av-styling- avia-align-center  avia-builder-el-11  el_after_av_image  el_before_av_image '   itemprop=\"image\" itemscope=\"itemscope\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/ImageObject\" ><div class=\"avia-image-container-inner\"><div class=\"avia-image-overlay-wrap\"><img fetchpriority=\"high\" class='wp-image-40 avia-img-lazy-loading-not-40 avia_image ' src='https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/httpwww.lastoriasiamonoi.rai_.it_-300x170.png' alt='' title='httpwww.lastoriasiamonoi.rai.it'  height=\"170\" width=\"300\"  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src='https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/httpwww.huffingtonpost.it_-300x156.jpg' alt='' title='httpwww.huffingtonpost.it'  height=\"156\" width=\"300\"  itemprop=\"thumbnailUrl\"  \/><\/div><\/div><\/div><\/p><\/div>\n<section  class='av_textblock_section av-av_textblock-2de302bf1aa3cf4c9157dbe6f50ac7eb '   itemscope=\"itemscope\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/BlogPosting\" itemprop=\"blogPost\" ><div class='avia_textblock'  itemprop=\"text\" ><p><em>Le fonti fotografiche sono ricavate dai siti seguenti:<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/ulatestagiannilannes.blogspot.it\">https:\/\/ulatestagiannilannes.blogspot.it<\/a> &#8211;\u00a0<a href=\"https:\/\/tg24.sky.it\">https:\/\/tg24.sky.it<\/a> &#8211;\u00a0<a href=\"https:\/\/huffingtonpost.it\">https:\/\/huffingtonpost.it<\/a> &#8211;\u00a0<a href=\"http:\/\/lastoriasiamonoi.rai.it\">http:\/\/lastoriasiamonoi.rai.it<\/a><\/p>\n<\/div><\/section>\n<div  class='hr av-av_hr-0ff602b3e980a3377077ff3c1c834df6 hr-default  avia-builder-el-15  el_after_av_textblock  el_before_av_heading '><span class='hr-inner '><span class=\"hr-inner-style\"><\/span><\/span><\/div>\n\n<style type=\"text\/css\" data-created_by=\"avia_inline_auto\" id=\"style-css-av-av_heading-1fa6e6bc3e717ee506336cb3be633473\">\n#top .av-special-heading.av-av_heading-1fa6e6bc3e717ee506336cb3be633473{\npadding-bottom:10px;\n}\nbody .av-special-heading.av-av_heading-1fa6e6bc3e717ee506336cb3be633473 .av-special-heading-tag .heading-char{\nfont-size:25px;\n}\n.av-special-heading.av-av_heading-1fa6e6bc3e717ee506336cb3be633473 .av-subheading{\nfont-size:15px;\n}\n<\/style>\n<div  class='av-special-heading av-av_heading-1fa6e6bc3e717ee506336cb3be633473 av-special-heading-h3  avia-builder-el-16  el_after_av_hr  el_before_av_textblock '><h3 class='av-special-heading-tag '  itemprop=\"headline\"  >La rivoluzione mediatica di un mistero italiano<\/h3><div class=\"special-heading-border\"><div class=\"special-heading-inner-border\"><\/div><\/div><\/div>\n<section  class='av_textblock_section av-av_textblock-2de302bf1aa3cf4c9157dbe6f50ac7eb '   itemscope=\"itemscope\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/BlogPosting\" itemprop=\"blogPost\" ><div class='avia_textblock'  itemprop=\"text\" ><p><em><strong>Effetti e suggestione della spettacolarizzazione della cronaca<\/strong><\/em><\/p>\n<\/div><\/section>\n\n<style type=\"text\/css\" data-created_by=\"avia_inline_auto\" id=\"style-css-av-av_two_third-15d750bd1b332b34c6e70b077ebbccdf\">\n.flex_column.av-av_two_third-15d750bd1b332b34c6e70b077ebbccdf{\nborder-radius:0px 0px 0px 0px;\npadding:0px 0px 0px 0px;\n}\n<\/style>\n<div  class='flex_column av-av_two_third-15d750bd1b332b34c6e70b077ebbccdf av_two_third  avia-builder-el-18  el_after_av_textblock  el_before_av_one_third  first flex_column_div av-zero-column-padding  column-top-margin'     ><section  class='av_textblock_section av-av_textblock-2de302bf1aa3cf4c9157dbe6f50ac7eb '   itemscope=\"itemscope\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/BlogPosting\" itemprop=\"blogPost\" ><div class='avia_textblock'  itemprop=\"text\" ><p><strong><em>Il caso Moro e la madre di tutte le tragedie mediatiche<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>di Francesco Clemente<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201cIl caso Moro: cronaca di un evento mediale\u201d \u00e8 un saggio sulla comunicazione di Ilenia Imperi edito da Franco Angeli nel 2016, riguardante la vicenda di Aldo Moro e del suo sequestro, che termin\u00f2 tragicamente. Il volume, quindi, tenta di ricostruire la particolare modalit\u00e0 narrativa di questa vicenda che, per la prima volta in Italia, ribaltava completamente la presentazione del fatto-notizia, facendolo diventare molto di pi\u00f9 di semplice fatto di cronaca.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A distanza di ben quasi 40 anni \u00a0precisi, il 16 marzo 1978, il giornalista Paolo Frajese condusse l\u2019edizione straordinaria del TG 1 della mattina nella quale si annunciava la strage di via Fani, o meglio i fatti relativi all\u2019agguato del sequestro di Aldo Moro ad opera delle brigate rosse. Da quel momento, l\u2019Italia visse 55 giorni di una continua narrazione su questo evento clamoroso, in un continuo flusso di notizie che annull\u00f2 la distanza fra dimensione privata e dimensione pubblica della e nella vita degli italiani, producendo\u00a0 uno strano effetto(fino ad allora mai sperimentato dall\u2019opinione pubblica) in virt\u00f9 del quale, di Moro e della sua tragedia se ne parlava in continuazione, praticamente dappertutto. Bastava salutarsi anche fra semplici conoscenti, per poi snocciolare ipotesi, dispiacere e speranza circa questa vicenda assurda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa produsse tanta partecipazione, al punto che gli italiani si sentirono cos\u00ec coinvolti nel profondo? Una risposta plausibile la fornisce Ilenia Imperi nel suo libro intitolato <em>Il Caso Moro: cronaca di un evento mediale<\/em>, dove appunto si prende le mosse dalla constatazione della centralit\u00e0 svolta dai media nello sviluppo della vicenda stessa. Una vera \u00a0rivoluzione sul piano della comunicazione dei fatti di cronaca, in un deflagrare di piste narrative, di un rincorrersi di annunci, al ritmo di un lunghissimo film giallo non inventato, ma vissuto ai limiti della presa diretta. Quella storia inaugur\u00f2 l\u2019uso spettacolarizzante che i gruppi terroristici potevano esercitare, qualora fossero riusciti a tenere sotto scacco il sistema di potere\u00a0 coinvolto. In questo caso, esemplare fu il botta e risposta fra i comunicati dei brigatisti e quelli dell\u2019allora governo. La prospettiva della Imperi sulle modalit\u00e0 con cui all\u2019epoca dei fatti fu mediaticamente raccontato il caso Moro, un vero e proprio <em>social drama<\/em> aperto alla continua opinabilit\u00e0 dei pareri, schiude una serie di suggestioni davvero stimolanti, soprattutto se declinate all\u2019interno del\u00a0 calderone mediatico contemporaneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il saggio, infatti, enfatizzando il ruolo all\u2019 epoca svolto dalla narrazione televisiva\u00a0 ci interroga su una questione fondamentale: in che termini si pu\u00f2 parlare di \u201cdiretta\u201d televisiva dei fatti storici? La testimonianza mediatica e televisiva non impone forse un ripensamento dell\u2019oggettivit\u00e0 del racconto, proprio alla luce della capacit\u00e0 di intervento manipolatorio creato dal montaggio televisivo e dalle tecniche di ripresa? Che dire, poi della sinergia comunicativa rappresentata all\u2019epoca da televisione e giornali, mentre oggi anche dal web nella costruzione dei fatti all\u2019interno dell\u2019immaginario di ognuno? \u00a0Ne viene fuori un contributo intellettuale dove il caso Moro si presenta come archetipo dei racconti mediatici delle tragedie politiche e sociali successive a1978 che avrebbero calamitato l\u2019attenzione di milioni di spettatori, pi\u00f9 o meno consapevolmente intenzionati ad informarsi. Sotto questa lente d\u2019ingrandimento la vicenda di Aldo Moro dimostra di essere un unicum: il modello della contemporanea tragedia raccontata dai media.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2, non sembra peregrino sostenere che le tragedie mediatiche contemporanee come quelle che vedono da qualche anno come protagonista l\u2019estremismo islamico di marca Isis, si pensi alla strage della redazione di Charlie Hebdo a Parigi, fino allo stesso crollo delle Twin Towers nel 2001 per non parlare della telenovela dell\u2019inseguimento di Osama Bin Laden, all\u2019indomani di quella tragedia newyorkese che aveva tutto il sapore dell\u2019attacco dei marziani alla terra, siano \u201cprodotti\u201d di una concezione della comunicazione pubblica di fatti eclatanti perfettamente nel solco di quella vicenda italiana di 40 anni fa. Il martirio di Moro, dunque, come sacrificio dalle ancora inesplorate conseguenze, non solo strettamente politiche e sociali, ma anche di tipo comunicativo di fatti di cronaca nerissima, dove lo spettatore \u00e8 quasi sottratto dal suo ruolo di spettatore e pare in balia di strattonate da parte di opinionisti che ne tentano una definitiva conversione alla loro parziale versione dei fatti.<\/p>\n<\/div><\/section><\/div>\n\n<style type=\"text\/css\" data-created_by=\"avia_inline_auto\" id=\"style-css-av-av_one_third-c8fc129dc35fd1ae2a1e410224d39ea8\">\n.flex_column.av-av_one_third-c8fc129dc35fd1ae2a1e410224d39ea8{\nborder-radius:0px 0px 0px 0px;\npadding:0px 0px 0px 0px;\n}\n<\/style>\n<div  class='flex_column av-av_one_third-c8fc129dc35fd1ae2a1e410224d39ea8 av_one_third  avia-builder-el-20  el_after_av_two_third  el_before_av_textblock  flex_column_div av-zero-column-padding  column-top-margin'     ><p>\n<style type=\"text\/css\" data-created_by=\"avia_inline_auto\" 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\/>\n\n<style type=\"text\/css\" data-created_by=\"avia_inline_auto\" id=\"style-css-av-av_image-7ef7d735aa43dc7a46c6a78c5535d7af\">\n.avia-image-container.av-av_image-7ef7d735aa43dc7a46c6a78c5535d7af img.avia_image{\nbox-shadow:none;\n}\n.avia-image-container.av-av_image-7ef7d735aa43dc7a46c6a78c5535d7af .av-image-caption-overlay-center{\ncolor:#ffffff;\n}\n<\/style>\n<div  class='avia-image-container av-av_image-7ef7d735aa43dc7a46c6a78c5535d7af av-styling- avia-align-center  avia-builder-el-22  el_after_av_image  el_before_av_image '   itemprop=\"image\" itemscope=\"itemscope\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/ImageObject\" ><div class=\"avia-image-container-inner\"><div class=\"avia-image-overlay-wrap\"><img fetchpriority=\"high\" class='wp-image-40 avia-img-lazy-loading-not-40 avia_image ' src='https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/httpwww.lastoriasiamonoi.rai_.it_-300x170.png' alt='' title='httpwww.lastoriasiamonoi.rai.it'  height=\"170\" width=\"300\"  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src='https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/httpwww.huffingtonpost.it_-300x156.jpg' alt='' title='httpwww.huffingtonpost.it'  height=\"156\" width=\"300\"  itemprop=\"thumbnailUrl\"  \/><\/div><\/div><\/div><\/p><\/div>\n<section  class='av_textblock_section av-av_textblock-2de302bf1aa3cf4c9157dbe6f50ac7eb '   itemscope=\"itemscope\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/BlogPosting\" itemprop=\"blogPost\" ><div class='avia_textblock'  itemprop=\"text\" ><p><em>Le fonti fotografiche sono ricavate dai siti seguenti:<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/ulatestagiannilannes.blogspot.it\">https:\/\/ulatestagiannilannes.blogspot.it<\/a> &#8211;\u00a0<a href=\"https:\/\/tg24.sky.it\">https:\/\/tg24.sky.it<\/a> &#8211;\u00a0<a href=\"https:\/\/huffingtonpost.it\">https:\/\/huffingtonpost.it<\/a> &#8211;\u00a0<a href=\"http:\/\/lastoriasiamonoi.rai.it\">http:\/\/lastoriasiamonoi.rai.it<\/a><\/p>\n<\/div><\/section>\n<div  class='hr av-av_hr-0ff602b3e980a3377077ff3c1c834df6 hr-default  avia-builder-el-26  el_after_av_textblock  el_before_av_textblock '><span class='hr-inner '><span class=\"hr-inner-style\"><\/span><\/span><\/div>\n<section  class='av_textblock_section av-av_textblock-2de302bf1aa3cf4c9157dbe6f50ac7eb '   itemscope=\"itemscope\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/BlogPosting\" itemprop=\"blogPost\" ><div class='avia_textblock'  itemprop=\"text\" ><p><script async src=\"\/\/pagead2.googlesyndication.com\/pagead\/js\/adsbygoogle.js\"><\/script><br \/>\n<!-- Annunci --><br \/>\n<ins class=\"adsbygoogle\" style=\"display: block;\" data-ad-client=\"ca-pub-5637369040013910\" data-ad-slot=\"9615006196\" data-ad-format=\"auto\"><\/ins><br \/>\n<script>\n(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});\n<\/script><\/p>\n<\/div><\/section>\n\n<style type=\"text\/css\" data-created_by=\"avia_inline_auto\" id=\"style-css-av-av_heading-9436b197d49f404308e036dc1922b2d6\">\n#top 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Una pellicola che descrive \u201cin presa diretta\u201d, in contemporanea non a posteriori, alcuni dei mali che ci portiamo dietro da quando si \u00e8 cominciato a pensare che si potessero avere due auto, due appartamenti e tutto insomma doppio.<\/em><\/p>\n<p>Se intellettuali, politici, uomini di buona volont\u00e0 di oggi \u2013 noi tutti, insomma \u2013 avessimo voglia di comprendere quale tumore da 40 anni ci costringe a cure palliative incapaci di debellare il male, ma solo a riprodurlo in mezzo a qualche distrazione, faremmo bene a rivedere un film del 1983 del regista di origine sarda Nanni Loy, un equivalente postbellico di Voltaire dal fare allampanato di cui non si pu\u00f2 dimenticare la stralunata ed etnografica trasmissione, antesignana delle candid camera,<em> Specchio segreto <\/em>(1965). Il film \u00e8 <em>Mi manda Picone<\/em>, interpretato da Lina Sastri e Giancarlo Giannini, con la partecipazione anche di Aldo Giuffr\u00e9, Leo Gullotta e Carlo Croccolo, uscito nelle sale appunto nel 1983, lo stesso anno in cui si concluse il processo Moro con l\u2019ergastolo a 32 brigatisti rossi, facendo presagire l\u2019uscita dagli anni bui della strategia della tensione e l\u2019inizio di un periodo di spensieratezza consumistica \u2013 indotto dalla crescita del PIL nazionale in concomitanza con l\u2019aumento della spesa pubblica, con relativo deficit che fa ancora pesare i suoi effetti al giorno d\u2019oggi \u2013 sintetizzato nell\u2019espressione \u00abla Milano da bere\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-292\" src=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-2-4-300x197.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"197\" srcset=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-2-4-300x197.jpg 300w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-2-4-768x503.jpg 768w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-2-4-705x462.jpg 705w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-2-4-450x295.jpg 450w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-2-4.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Ma \u00e8 anche l\u2019anno della scomparsa in circostanze misteriose di Emanuela Orlandi, figlia di un dipendente del Vaticano e, soprattutto, l\u2019anno in cui a Napoli vennero emessi 856 ordini di cattura contro uomini politici, avvocati e imprenditori accusati di collegamento con la Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo, fra i quali spiccava il nome di Enzo Tortora, la cui odissea giudiziaria meriterebbe ancor oggi di essere ricordata. \u00a0Bench\u00e9 il film prenda avvio dall\u2019episodio avvenuto nel corso di una seduta del consiglio comunale di Napoli durante la quale l&#8217;operaio Pasquale Picone (Tommaso Paladino) si cosparge di benzina e si d\u00e0 fuoco per protestare contro il suo licenziamento all&#8217;Italsider, <em>Mi manda Picone<\/em> passa ancora per una felice commedia napoletana, divertente e ironica, tutto sommato innocua nei suoi intenti provocatori, con una colonna sonora di Pino Daniele molto lirica, intitolata <em>Assaje <\/em>e interpretata da Lina Sastri, anch\u2019essa molto travisata a causa della melodia inebriante che rivela, per\u00f2, un testo denso di significati.Alla scena assiste anche la moglie Luciella (Sastri) con i figli, che disperatamente non riesce a raggiungere Pasquale Picone mentre lo caricano in ambulanza.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-293\" src=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-1-3-300x198.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"198\" srcset=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-1-3-300x198.jpg 300w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-1-3-768x507.jpg 768w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-1-3-705x466.jpg 705w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-1-3-450x297.jpg 450w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-1-3.jpg 816w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Tutti i tentativi di rintracciarlo presso gli ospedali cittadini risultano vani, e ad aiutarla nella sua ricerca interviene un disoccupato che vive di espedienti, Salvatore Cannavacciuolo (Giannini), che Lucia scopre essere uno dei debitori del marito. Il ritrovamento di un&#8217;agenda di Picone, con segnati nomi e cifre, permette a Salvatore di iniziare a ripercorrerne le tracce, finendo per addentrarsi in un sottobosco fatto di malavitosi di ogni risma e scoprendo, infine, che lo stesso Picone era una figura di spicco in quegli ambienti, a totale insaputa della moglie. Senza rivelare il finale, che riapre la trama in maniera sorprendente, si deve subito notare che, se alle prime pu\u00f2 apparire un giallo dalle tinte rosa capace anche di strappare sorrisi, e frettolosamente verrebbe voglia di accostarlo ai film di De Crescenzo sulle vicende di Bellavista, con cui condivide al massimo la contestualizzazione con la napoletanit\u00e0 dell\u2019epoca, il film rivela molto di pi\u00f9. Quello che rende unico questo film, la formula narrativa felicissima concepita dal regista, \u00e8 appunto una denuncia sempre presente nella storia, resa con un ritmo incalzante ma con il contrappunto dell\u2019inevitabile umorismo delle battute e delle situazioni.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-290 alignleft\" src=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-4-4-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-4-4-300x169.jpg 300w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-4-4-768x432.jpg 768w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-4-4-1030x579.jpg 1030w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-4-4-705x397.jpg 705w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-4-4-450x253.jpg 450w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-4-4.jpg 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Tutto si realizza evitando, tuttavia, la tentazione superficiale del macchiettismo fine a se stesso, ovvero l\u2019esatto contrario della polemica educata ma implacabile, che \u00e8 il maggior pregio del film. In sintesi, lo spettatore pu\u00f2 godere appieno della cifra inconfondibile dello stile di Nanni Loy che con questa pellicola ha dimostrato di essere pi\u00f9 napoletano dei napoletani, esattamente come il Sorrentino de <em>La grande bellezza<\/em> ha dimostrato di essere pi\u00f9 romano dei romani. In <em>Mi manda Picone<\/em> si \u00e8 proiettati in una dimensione a tratti metafisica, resa anche dalle ambientazioni notturne, dove gli antichissimi palazzi del centro storico di Napoli appaiono come luoghi dei misteri inconfessati, con volti scavati e asimmetrici dalle cui bocche escono sentenze implacabili. Lo stesso Cannavacciulo, il vero protagonista della vicenda \u00e8 un simbolo raffinato della precariet\u00e0: spettinato, incravattato e impolverato, Giannini cammina sempre combattendo con la difficolt\u00e0 delle calzature, immancabilmente con una busta di plastica, con dentro una confezione di pastina, da consumarsi allorquando la comodit\u00e0 lo possa consentire.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-289\" src=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-5-3-300x150.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-5-3-300x150.jpg 300w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-5-3-450x225.jpg 450w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-5-3.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Gli altri personaggi sembrano satelliti attorno a questo eroe dell\u2019equilibrismo quotidiano, ma ognuno \u00e8 un universo, una storia che potrebbe durare all\u2019infinito, una giustizia da gridare, un dolore da confessare. Se il regista avesse indugiato in alcuni aspetti avrebbe potuto davvero tracciare un film dai forti risvolti etnografici. Ne esce comunque un quadro netto che colpisce lo spettatore attento a non farsi distrarre dalla comicit\u00e0 involontaria. <em>Mi manda Picone<\/em> \u00e8 un affresco della deriva morale, sociale e culturale italiana e meridionale tracciato ricollegandosi almeno idealmente alla denuncia pasoliniana del definitivo snaturamento dei costumi nazionali. I ricatti non sono solo quelli materiali, sono soprattutto quelli morali, come la strisciante tentazione di assicurare alla propria famiglia livelli di benessere che con il semplice lavoro onesto non si possono assicurare: cosa si pu\u00f2 fare? Si pu\u00f2 lavorare per la camorra nel \u201cdopo-lavoro\u201d, all\u2019insaputa dei propri familiari, salvando le apparenze e creandosi una doppia vita. \u00c8 quello che fa l\u2019introvabile Picone, prototipo perfetto del proletariato meridionale che si riscatta attraverso mille espedienti illegali per atteggiarsi a piccola borghesia consumatrice, senza sfigurare con i compagni \u201cdi classe\u201d delle pi\u00f9 fortunate regioni settentrionali. Nanni Loy, regista e autore del film, compie questa analisi non dieci anni dopo l\u2019emergere del fenomeno, ma proprio quando esso inizia a spuntare e a diffondersi, in piena epoca di rampantismo craxiano, sotto il naso di tutti noi, spettatori attivi e non di un quotidiano sempre pi\u00f9 filtrato dall\u2019immaterialit\u00e0 dei media. Siamo negli anni in cui si diffondono le doppie auto per famiglia, le doppie case, le doppie vacanze.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-288 alignleft\" src=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-6-1-300x203.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"203\" srcset=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-6-1-300x203.jpg 300w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-6-1-450x304.jpg 450w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Foto-6-1.jpg 620w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>La sensazione \u00e8 quella appunto di un raddoppio continuo, di un consumo illimitato, in un contesto dove \u00e8 assolutamente inimmaginabile che un giorno le pensioni di anzianit\u00e0 non possano essere pi\u00f9 erogate dallo Stato. Dove forse la stessa idea della morte non appartiene pi\u00f9 agli uomini.Ecco, questo film squarcia il velo patinato di quella menzogna, ancora straordinariamente desta, del crescente benessere diffuso, agognato da strati sempre pi\u00f9 ampi di popolazione meridionale prima, ed immigrata poi, che non vuole mancare al grande banchetto del godimento.Lo fa con un\u2019estetica garbatamente rabbiosa che si potrebbe definire come \u201cmetafisica del paradosso\u201d, ovvero l\u2019anima autentica della napoletanit\u00e0, che non \u00e8 semplicemente \u201ccomicit\u00e0\u201d, bens\u00ec \u201cumorismo\u201d. A Napoli il riso \u00e8 sempre frutto di una riflessione, motivo per cui il dolore si mischia alla gioia, il volto si confonde con la maschera e in <em>Mi manda Picone<\/em> questo lo si assaggia quasi ad ogni fotogramma, anche in quelli dove \u00e8 possibile rintracciare embrionalmente la denuncia dei bambini-soldato della camorra (la sequenza del film a Marechiaro), su cui trent\u2019anni dopo si sofferma Roberto Saviano. Perci\u00f2 questo umorismo che attraversa il film \u00e8 intervallato a tratti da brevi silenzi malinconici, introspettivi, ai limiti dell\u2019incomunicabilit\u00e0, senza la risata gratuita, cercata con forzato effetto.Con questa storia Loy getta un faro di luce sull\u2019altro lato delle lusinghe dei modelli dell\u2019agiatezza di massa, che proprio negli anni \u201980 hanno fatto man bassa di coscienze, corpi e menti, imponendo linguaggi asettici, espressioni culturali ad hoc, dal sapore mortifero del nylon da confezione regalo, da panettone industriale dal gusto anonimo e pertanto molto amato da tutti o del whisky che ci fa tutti Michele.Val tuttavia la pena notare che la Napoli descritta nel film di Loy era quella \u2013 la immortalano impietosamente alcune sequenze \u2013 in cui il Comune autorizzava il parcheggio dei pullman a piazza del Plebiscito. Da qualche anno quei pullman non ci sono pi\u00f9. E forse non solo a Napoli. Val la pena sperarlo.<\/p>\n<p>Le immagini sono state ricavate dalle fonti seguenti:<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/photo.ivid.it\/foto-371562\/film\/mi-manda-picone\/lina-sastri-giancarlo-giannini.html\">https:\/\/photo.ivid.it\/foto-371562\/film\/mi-manda-picone\/lina-sastri-giancarlo-giannini.html<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/notoriousmartagabrieli.blogspot.it\/2014\/10\/mi-manda-picone-di-nanni-loy-spaccato.html\">http:\/\/notoriousmartagabrieli.blogspot.it\/2014\/10\/mi-manda-picone-di-nanni-loy-spaccato.html<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.comingsoon.it\/personaggi\/lina-sastri\/83351\/biografia\/\">https:\/\/www.comingsoon.it\/personaggi\/lina-sastri\/83351\/biografia\/<\/a><\/p>\n<p>http:\/\/napoli.repubblica.it\/cronaca\/2010\/03\/21\/foto\/piazza_del_plebiscito_15_anni_di_arte-2803774\/5\/<\/p>\n<\/div><\/section><\/div>\n<div  class='hr av-av_hr-0ff602b3e980a3377077ff3c1c834df6 hr-default  avia-builder-el-31  el_after_av_two_third  avia-builder-el-last '><span class='hr-inner '><span class=\"hr-inner-style\"><\/span><\/span><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":2,"featured_media":502,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-501","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.5 - 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