{"id":571,"date":"2019-01-29T16:31:48","date_gmt":"2019-01-29T16:31:48","guid":{"rendered":"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/?p=571"},"modified":"2019-02-04T18:27:09","modified_gmt":"2019-02-04T18:27:09","slug":"lindomito-domandare-la-tenera-attesa-vangelo-secondo-pasolini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/index.php\/2019\/01\/29\/lindomito-domandare-la-tenera-attesa-vangelo-secondo-pasolini\/","title":{"rendered":"L\u2019indomito domandare e la tenera attesa: il Vangelo secondo Pasolini"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>L\u2019indomito domandare e la tenera attesa: il Vangelo secondo Pasolini<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00ab Il miglior film su Cristo, per me, \u00e8 Il Vangelo secondo Matteo, di Pasolini. Quando ero giovane, volevo fare una versione contemporanea della storia di Cristo ambientata nelle case popolari e per le strade del centro di New York. Ma quando ho visto il film di Pasolini, ho capito che quel film era gi\u00e0 stato fatto. \u00bb<\/p>\n<p>(Martin Scorsese, intervista a La Civilt\u00e0 Cattolica, quaderno 3996, 24 dicembre 2016.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le definizioni sono- per inesorabile destino- di grande utilit\u00e0 pratica ma anche \u00a0troppo semplici per qualsiasi cosa e per qualsiasi circostanza. Ci\u00f2 vale a maggior ragione per le opere senza tempo, quelle che a distanza di decenni mozzano ancora il fiato per espressivit\u00e0 e spunti estetici\u00a0 sorprendentemente attuali. Nell\u2019 ambito della cinematografia italiana, <em>Il Vangelo secondo Matteo<\/em> di Pier Paolo Pasolini occupa senza dubbio un posto particolare, per innumerevoli motivi, non ultimi i riconoscimenti tardivi che la pellicola ha conosciuto nel corso degli anni, ma anche per il valore che fin dagli inizi \u00e8 stato notato dalla critica attenta e scevra da pregiudizi. Il film \u00e8 ammutolente, nel senso che induce al silenzio meditativo dell\u2019incontro con qualcosa di sconvolgente, un\u2019effetto che Pasolini riesce a sortire attingendo a tutta l\u2019espressivit\u00e0 di cui \u00e8 capace, sfoderando una gamma di tagli chiaroscurali decisi, che lasciano sbigottiti per come affondano nella psicologia dello spettatore. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-573\" src=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Foto-4.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Foto-4.jpg 300w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Foto-4-80x80.jpg 80w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Foto-4-36x36.jpg 36w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Foto-4-180x180.jpg 180w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Foto-4-120x120.jpg 120w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Diretta nel 1964, la pellicola indugia in una chiave di lettura assolutamente non oleografica, contribuendo alla ripresa delle non \u00a0del tutto dissipate polemiche per le accuse di vilipendio della religione e per i forti interventi di censura che avevano condizionato l&#8217;uscita dell&#8217;episodio de <em>La ricotta<\/em>, inserito nel film Ro.Go.Pa.G., riproponendo in maniera fedele Il Vangelo di Matteo della vita di Ges\u00f9 Cristo: dall&#8217;annunciazione a Maria della nascita del figlio di Dio, al matrimonio con Giuseppe e la fuga in Egitto per sfuggire ad Erode ed alla strage degli innocenti, dagli inizi della predicazione, alle prove nel deserto, dai miracoli fino al processo presieduto da Ponzio Pilato, dalla condanna alla crocifissione fino alla resurrezione. \u00a0Un\u2019opera che presenta vicende realizzative anch\u2019esse assai curiose, che vale la pena ricordare e che probabilmente contribuiscono a ricomporre il quadro generale \u00a0\u00a0dell\u2019opera ai fini di un vaglio critico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Il motivo del film\u00a0 e le vicissitudini della produzione: la casuale lettura del vangelo da parte di Pasolini<\/em><\/strong><\/p>\n<p>L\u2019idea de <em>Il Vangelo secondo Matteo <\/em>ha davvero risvolti singolari, poco noti, ma che strappano anche qualche sorriso compiaciuto a chi poi ne viene a conoscenza. Il tutto nasce dalle solite impronosticabili uscite di Pasolini, spesso avvezzo a fughe solitarie per i vari luoghi dell\u2019Italia.\u00a0 In una di queste, il caso o il destino volle che un giorno Pasolini arrivasse ad Assisi quasi senza volerlo coscientemente. In quel luogo giunse il 2 ottobre 1962, proprio l\u00ec si ricord\u00f2 \u00a0\u00a0che circa un mese prima aveva ricevuto un invito per partecipare a un convegno di cineasti indetto dalla Pro Ci- vitate christiana. Ma la storia ci dice che a quell\u2019 invito Pasolini avesse risposto in modo infastidito, non sopportando notoriamente gli atteggiamenti farisaici di chi-ai suoi occhi-non rivelava una coerenza fra le intenzioni religiose e\u00a0\u00a0 una condotta esattamente contraria ad esse. \u00a0Sempre il caso o il destino volle che quel giorno ci fosse proprio\u00a0\u00a0 papa Giovanni XXIII, motivo per il quale Pasolini decise di non sovrapporsi alla massima autorit\u00e0 del cattolicesimo romano, preferendo andare \u00a0\u00a0alla Cittadella della Pro Civitate, \u00a0\u00a0dove prese una stanza. \u00a0Allungando involontariamente la mano sul comodino, prese il libro dei Vangeli, iniziando a leggerlo dall\u2019 inizio, cio\u00e8 dal vangelo di Matteo. Quel giorno nacque, di fatto, il film. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-574\" src=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Foto-1-300x193.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"193\" srcset=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Foto-1-300x193.jpg 300w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Foto-1-450x290.jpg 450w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Foto-1.jpg 640w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>L\u2019idea di un film ispirato al testo \u00a0\u00a0di Matteo si era venuta sviluppando nella sua interiorit\u00e0 al punto che non pot\u00e9 pi\u00f9 arginare il bisogno di comunicare a qualcuno questa sua clamorosa scelta. Pasolini, dunque, ne parl\u00f2 con il fondatore della Pro Civitate, don Giovanni Rossi, che a sua volta incaric\u00f2 una persona fidata di seguire il progetto: Lucio Caruso, giovane volontario della Pro Civitate, con trascorsi umanitari in Africa. Del progetto \u00e8 informato chiaramente Alfredo Bini, il produttore dello scrittore, personaggio arguto ed erudito, che intuisce il potenziale di provocazione culturale dell\u2019idea di Pasolini, ma anche la necessit\u00e0 di un via libera della Chiesa cattolica, soprattutto dopo le polemiche che hanno visto proprio Pasolini pi\u00f9 volte processato per vilipendio alla religione. Pasolini \u00e8 ben cosciente del fatto e si rivolge ancora a Lucio Caruso. A partire dal febbraio 1963 le \u00a0\u00a0sue visite alla Cittadella si fanno sempre pi\u00f9 frequenti, mentre fra \u00a0\u00a0il 27 giugno e l\u201911 luglio 1963 Pasolini effettua un sopralluogo in quella parte di Palestina che fu testimone delle vicende terrene di Ges\u00f9 Cristo, avvalendosi anche della consulenza di don Andrea Carraro, un esperto biblista. Quel viaggio avr\u00e0 come esito un documentario straordinario: Itinerari evangelici in Palestina. Al suo \u00a0\u00a0ritorno, il regista\u00a0 \u00a0deve solo superare un ultimo ostacolo: un s\u00ec del Vaticano. A questo punto della vicenda, compare un deus ex machina: il pugnace don Francesco Angelicchio, che tre anni prima nel 1960, era stato nominato, direttamente da papa Giovanni XXIII, consulente ecclesiastico del Centro cattolico cinematografico, vantando anche \u00a0\u00a0un passato addirittura nella Resistenza. Fu proprio questo prete che pi\u00f9 volte si rec\u00f2 in segreteria di Stato a perorare la causa del film. Terminate le riprese de <em>Il Vangelo secondo Matteo<\/em>, don Francesco gli fece notare di aver tralasciato i miracoli di Ges\u00f9 Cristo, a cominciare dal pi\u00f9 grande: la risurrezione. Di conseguenza Pasolini torn\u00f2 sul set e \u00a0\u00a0decise di girare\u00a0 \u00a0le scene mancanti. Si arriv\u00f2 cos\u00ec alla presentazione del film all\u2019 edizione 1964 della mostra di Venezia, \u00a0che si concluse con un autentico trionfo: il film conquist\u00f2 infatti il Gran Premio della giuria, il riconoscimento della critica internazionale e dell\u2019Ocic (Office catholique international du cin\u00e9ma).<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Un attore sindacalista attorniato da intellettuali e persone comuni<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La scelta di Pasolini di tratteggiare un Cristo \u201cpoco cattolico\u201d, almeno secondo l\u2019immaginario e l\u2019iconografia comune, lo conduce-al giudizio di chi scrive-ad una visione paradossalmente pi\u00f9 vicina al verosimile. Se, stando alle cronache religiose, Ges\u00f9 Cristo era praticamente un palestinese, buon senso suggerisce che non vantasse occhi cerulei e fluente chioma bionda o castano-chiaro, come poi la versione di Zeffirelli quasi quindici anni pi\u00f9 tardi contribu\u00ec a fissare quasi indelebilmente nelle menti del pubblico. Pasolini con questo film dimostra di aver imparato la lezione di geografia. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-575\" src=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Foto-3-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Foto-3-300x169.jpg 300w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Foto-3-450x253.jpg 450w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Foto-3.jpg 640w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Ma\u00a0\u00a0 soprattutto,\u00a0 intuisce la natura tormentata del Cristo, la sua indomabile natura di asceta sempre pronto all\u2019 azione sincera e clamorosa contro l\u2019ipocrisia del mondo. Un Cristo insomma anche da questo punto di vista lontanissimo anni-luce da quello concepito da Zeffirelli, che, seppur interpretato dal valente Robert Powell, appare sempre inchiavardato ad atteggiamenti lacrimevoli e compassati, ad una gestualit\u00e0 a volte ingessata o comunque affettata. Il Cristo pasoliniano \u00e8 un concentrato di dinamite esplosiva e sentenziosit\u00e0 tagliente, ha il piglio del guerriero e la brillantezza oratoria di un capo-popolo. D\u2019altra parte, questo film celebra proprio il riscatto gentile degli sfruttati: i piani sequenza durante la predicazione del figlio di Dio, balzano agli occhi come i ritratti commoventi di un pittore come Antonio Mancini, celebre autore di un quadro formidabile come <em>Prevetariello<\/em>. Ma senza scomodare i paragoni con la storia dell\u2019arte, si pu\u00f2 molto pi\u00f9 immediatamente riferirsi ai quartieri popolari del Sud d\u2019Italia proprio di quegli anni, di quei bambini dall\u2019infanzia mancata, costretti a marinare la scuola per lavorare ai fini del mantenimento della famiglia d\u2019origine. Sono i bambini della Napoli post-bellica delle zone di Forcella, del rione Sanit\u00e0 a Napoli, di quartieri come lo Zen, il Cep a Palermo, oppure della Bari vecchia di qualche decennio fa. Se si tengono conto di queste considerazioni, si comprende agevolmente come la scelta di Pasolini dell\u2019attore protagonista dovesse cadere sull\u2019 allora sconosciuto\u00a0 \u00a0catalano Enrique Irazoqui allora sindacalista diciannovenne, in Italia per cercare appoggi alla lotta contro il regime franchista, doppiato nel film da Enrico Maria Salerno. Di estrazione borghese, di padre\u00a0 \u00a0spagnolo e madre italiana originaria di Sal\u00f2, Irazoqui\u00a0 \u00a0diviene sin da giovane un militante comunista e antifranchista che nel febbraio del 1964, all&#8217;et\u00e0 di 19 anni, \u00e8 inviato dal\u00a0 \u00a0sindacato universitario clandestino di Barcellona, di cui faceva parte, in Italia per cercare appoggi tra i grandi della cultura italiana, allo scopo di portarli in Spagna a tenere conferenze contro la dittatura nelle universit\u00e0.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-576\" src=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Foto-5-300x120.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"120\" srcset=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Foto-5-300x120.jpg 300w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Foto-5-705x282.jpg 705w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Foto-5-450x180.jpg 450w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Foto-5.jpg 750w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/> Nel suo viaggio italiano conosce Pietro Nenni, Giorgio La Pira, Vasco Pratolini, Giorgio Bassani, Elsa Morante e Pier Paolo Pasolini. Nonostante, poi con quest\u2019ultimo avesse instaurato un ottimo rapporto personale, all\u2019inizio fa resistenza all\u2019ipotesi che sia lui a interpretare il Cristo nel film. Il motivo dell\u2019iniziale rifiuto \u00e8 appunto l\u2019ideologia del giovane, per cui\u00a0 \u00a0il giovane Enrique \u00e8 convinto ad accettare proprio da Pier Paolo Pasolini, ma anche da\u00a0 \u00a0Elsa Morante, dal produttore Alfredo Bini e dall&#8217;amico Giorgio Manacorda. La strategia di convincimento passa attraverso due espedienti: il suggerimento di fargli interpretare un Ges\u00f9 \u201crosso\u201d, dai marcati toni gramsciano-popolari e di sinistra; la dimostrazione che la paga che avrebbe ricevuto sarebbe stata un\u2019ottima occasione per sostenere economicamente\u00a0\u00a0 la causa del movimento clandestino antifranchista (alla quale difatti successivamente Irazouqui devolver\u00e0 il compenso artistico). Ma dopo l\u2019esperienza filmica con Pasolini la sua vita \u00a0\u00a0diventa ancora pi\u00f9 avventurosa, perch\u00e9 rientrato successivamente in Spagna, \u00e8 punito dal regime franchista per aver partecipato alla realizzazione di un film di &#8220;propaganda comunista&#8221;, e dopo ancora nel periodo compreso fra il 1969 al 1972 a Parigi, \u00a0studia e si laurea in Economia, iniziando anche a lavorare a capo di un&#8217;azienda. \u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-577\" src=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Foto-2-300x198.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"198\" srcset=\"https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Foto-2-300x198.jpg 300w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Foto-2.jpg 655w, https:\/\/etuttaunaltrastoria.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Foto-2-450x297.jpg 450w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Tuttavia, anche questo ruolo, per\u00f2, \u00e8 in contrasto con la sua ideologia, per cui sentendosi non gratificato, lascia il lavoro dopo solo cinque mesi. Successivamente ancora, \u00a0\u00a0negli Stati Uniti, prende una seconda laurea in Letteratura spagnola e nel 1976 inizia ad insegnare questa materia nelle universit\u00e0 statunitensi. Quello che \u00e8 stato il volto del Cristo pasoliniano, \u00e8 passato alla storia anche per un altro particolare: Enrique Irazoqui \u00e8 stato ed \u00e8 un grandissimo scacchista, poich\u00e9 sin da bambino diventa un competente giocatore, riuscendo persino a battere, nel 1968, Marcel Duchamp, numero tre della squadra olimpica francese. L\u2019Italia gli \u00e8 rimasta nel cuore, al punto che nel giugno del 2011 torna in Italia per andare a Matera, invitato per una mostra dedicata a Pier Paolo Pasolini, e in quella occasione riceve la cittadinanza onoraria dalla citt\u00e0. Lontano anche dalle aule universitarie, da anni vive a Cadaqu\u00e9s, cittadina diventata famosa per i tornei di scacchi da lui organizzati tra campioni, come Vladimir Kramnik, contro i computer, e per essere stato soggiorno di artisti come Salvador Dal\u00ed, Pablo Picasso e Federico Garc\u00eda Lorca. Accanto a questo attore all\u2019epoca sconosciuto ma eccezionale per intensit\u00e0 e interpretazione, fanno la loro comparsa attori scelti fra la popolazione locale contadina, volti anonimi eppure indimenticabili, perch\u00e9 quasi scolpiti nella pietra, cui poteva anche mancare la parola per l\u2019espressivit\u00e0 delle fattezze, gli sguardi scrutatori, le bocche serrate. Veri e proprio attori candidabili per un grandissimo film muto, uomini e donne che non si esclude potessero piacere ad un Carl Theodor Dreyer, indimenticabile autore de <em>La passione di Giovanna D\u2019Arco<\/em>, un gioiello immortale della cinematografia muta. Che dire poi del vezzo di Pasolini di far coesistere questi sconosciuti con alcuni intellettuali di fama come Natalia Ginzburg, Alfonso Gatto ed Enzo Siciliano, oltre al solito Ninetto Davoli? Una genialata: un gioco meta-artistico dove Pasolini metaforizza la commistione fra cultura alta e cultura bassa, attraverso la fusione di un cast impensabile per qualsiasi regista dell\u2019epoca e forse anche di oggi. Una considerazione a parte la merita la scelta di Pasolini di far recitare la madre Susanna per interpretare la Madonna anziana. Qui-lo si afferma con sincerit\u00e0 e senza esagerazione-siamo di fronte ad una sorta di premonizione, se si pensa al semplice fatto che\u00a0\u00a0 quando nel novembre del 1975 Pasolini verr\u00e0 barbaramente ucciso, proprio lui-stando alla testimonianza di Pino Pelosi- invocher\u00e0, morente, l\u2019amatissima madre.<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>La riscoperta del Sud che recita insieme agli attori<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Fra i tanti aspetti del film che meritano di essere rimarcati, vi \u00e8 la scelta dell\u2019ambientazione delle vicende narrate. Un aspetto che non si spiega con esigenze freddamente scenografiche, ma che rivela la presenza di un messaggio profondo che Pasolini intende lanciare all\u2019 intera civilt\u00e0 occidentale. In una fase storica nella quale l\u2019Italia borghese e piccolo-borghese conosce i frutti post-bellici del consumo di massa, l\u2019esplodere della spensieratezza del boom economico, fatta di frigoriferi e nuove forme di intrattenimento, l\u2019arretratezza del sud appare come un problema di cui non parlare troppo, da accantonare come la polvere sotto il tappeto, un luogo da \u201ccoprire\u201d. All\u2019epoca dei governi democristiani, qualche autorit\u00e0 politica parl\u00f2 di \u201cMatera, vergogna d\u2019Italia\u201d, a conferma delle difficolt\u00e0 di affrontare questioni che gi\u00e0 con l\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia avrebbero meritato ben altre risposte sociali. Pasolini, invece, ritraendo questa citt\u00e0 della Basilicata, ne aveva gi\u00e0 intravisto all\u2019epoca il fascino ieratico delle gravine, la sua naturale conformazione geologica \u00a0\u00a0votata a custodire quel \u201csacro\u201d messo al bando dalla civilt\u00e0 del progresso: un modo elegante e silenzioso per dirci che se \u201cDio \u00e8 in ogni luogo\u201d, questo valeva anche e soprattutto per Matera. Se si pensa poi che al 1964 risale uno scritto del filosofo francese di orientamento cattolico Gabriel Marcel, intitolato <em>Il sacro nell\u2019et\u00e0 della tecnica<\/em>, s\u2019intuisce come Pasolini fosse anche a sua stessa insaputa nel pieno di un dibattito culturale di altissimo livello, incardinato su questioni antropologiche cruciali e \u00a0\u00a0ben al di l\u00e0 dell\u2019opinionismo politico-ideologico, cui tuttavia non mancava di spiccare per l\u2019originalit\u00e0 delle sue posizioni. \u00a0Forse, lo stesso riconoscimento a pi\u00f9 di 50 anni di distanza a questa citt\u00e0 della Basilicata di \u201cCitt\u00e0 della cultura\u201d nel gennaio 2019, appare come una delle tante premonizioni pasoliniane, all\u2019epoca passata praticamente sotto il pi\u00f9 completo silenzio. Ma non vi \u00e8 solo Matera e le sue gravine a recitare nel film di Pasolini, bens\u00ec tante altre localit\u00e0 meridionali, di cui si perdono le inevitabili differenze grazie ad un montaggio lirico capace di sfumarle l\u2019una nell\u2019altra: il cortile interno del Castello di Gioia del Colle, location per la danza di Salom\u00e8; Barile e Lagopesole (la scena del sinedrio \u00e8 girata nel cortile interno del Castello di Lagopesole), i Sassi di Matera (trasformati in Gerusalemme);la Calabria, in particolare a Cutro e Le Castella; il \u00a0Lazio, in particolare a Chia (frazione di Soriano nel Cimino, Viterbo); la Puglia, in particolare a Ginosa nella Gravina, \u00a0Massafra (trasformata in alcuni luoghi della Palestina), Manduria, Castel del Monte (la cacciata dal tempio, con i sacerdoti che assistono agli eventi), Gioia del Colle (in quest&#8217;ultima localit\u00e0 il regista gir\u00f2 l&#8217;episodio di Erode e Salom\u00e8, ambientato nel castello, con la danza di Salom\u00e8 che si svolge nell&#8217;ala nord della corte del castello stesso), \u00a0Santeramo in Colle (l&#8217;annunciazione, parte del discorso delle beatitudini, l&#8217;avvicinamento a Gerusalemme);la Sicilia, in particolare la valle dell&#8217;Etna (tentazioni nel deserto). Basterebbe questa sequenza di localit\u00e0, ricattate artisticamente dalle intuizione di Pasolini, per parlare di una sintonia evidente fra il regista e il sud negletto dell\u2019Italia prossima ventura votata al consumismo. Eppure, \u00e8 doveroso rimarcare ancora un altro elemento che dimostra la capacit\u00e0 di Pasolini di guardare il sud \u201cdal di dentro\u201d: la sottolineatura musicale di alcune scene (con protagonisti poveri, sfruttati e derelitti) con brani blues-gospel. Una trovata che appare anticipare quanti nella musica degli anni settanta e ottanta in Europa e in Italia hanno parlato di \u201cworld music\u201d, di aree geografiche lontane ma accomunate dalla stessa sensibilit\u00e0 musicale, in una parola: dei tanti \u201csud\u201d che si trovano uniti in una grande, immensa anima sonora. Un\u2019 altro, stupefacente particolare che contribuisce a distanza di decenni di avere un quadro pi\u00f9 completo di questa pellicola cinematografica e del suo quasi inesauribile significato estetico.<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Valore dell\u2019opera<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sulla religiosit\u00e0 inconfessata o inconsapevole di Pasolini molto si \u00e8 scritto e spesso con giudizi poco sereni. Se da una parte, infatti, lo scrittore\u00a0 \u00a0di <em>Ragazzi di vita <\/em>\u00e8 stato il bersaglio preferito della frange politiche della destra pi\u00f9 bigotta e pi\u00f9 o meno apertamente fascista, dall\u2019altra non si deve tacere la diffidenza con cui \u00e8 stato sempre considerato non solo dagli organi del Partito Comunista italiano, nonch\u00e9 da esponenti ufficiali della cultura marxista, spesso operanti nel campo della critica letteraria. Si pensi, ad esempio, alle divergenze dichiarate di un letterato come Edoardo Sanguineti nei confronti proprio di Pasolini su temi come il passato contadino e di come esso debba essere considerato. Rimane il fatto che questo <em>Vangelo secondo Matteo<\/em> esprime tutto il fascino che la figura del Cristo esercita su un ateo\/agnostico come Pasolini, che rivela, suo malgrado, di essere sospeso nelle orbite della ricerca di un Sacro \u201cdeconfessionalizzato\u201d, spoglio delle sovrastrutture ipocrite della religione troppo incline alla gestione del mondo e quindi \u201cdesacralizzata\u201d. Un film per non credenti, certamente. Ma anche un film per pseudo-credenti, per quanti s\u2019impigriscono in una visione troppo consolatoria del Cristo, annacquando la tensione struggente fra umano e divino che la sintesi cristica ha tragicamente rappresentato per l\u2019intera umanit\u00e0. Per questo \u00e8 stuzzicante pensare che\u00a0 \u00a0in soccorso di Pasolini, corra\u00a0 \u00a0papa Benedetto XVI(per tutti papa Ratzinger) che qualche anno fa dichiar\u00f2 che gli atei autentici e in buona fede fossero pi\u00f9 vicini a Dio di quanto non lo siano i falsi credenti. Una rassicurazione efficace per quanti, appunto, confidano pi\u00f9 nel papa che nel Cristo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019indomito domandare e la tenera attesa: il Vangelo secondo Pasolini &nbsp; &nbsp; \u00ab Il miglior film su Cristo, per me, \u00e8 Il Vangelo secondo Matteo, di Pasolini. Quando ero giovane, volevo fare una versione contemporanea della storia di Cristo ambientata nelle case popolari e per le strade del centro di New York. 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