POPULISMO E STATO SOCIALE

Il futuro delle pensioni nell’epoca della grande finanza

La rabbia sociale e la domanda di protezione: la lezione di un tecnico alla politica latitante

 di Francesco Clemente

Tito Boeri, presidente dell’Inps dal 2015, in “Populismo e stato sociale” avanza una proposta per arginare il fenomeno del populismo, affrontando uno dei temi su cui tale fenomeno sembra fortemente far leva: la richiesta di stato sociale. Edito dal Laterza nel 2017, il libro è l’elaborazione della lectio magistralis tenuta da Boeri per l’apertura di Biennale Democrazia al Teatro Regio di Torino il 29 marzo 2017.

La cosa che colpisce del libro di Tito Boeri intitolato Populismo e stato sociale  è che parte dal significato delle parole correnti. Ci sia spetterebbe un trattato pieno zeppo di tecnicismi dell’economia finanziaria, un documento per addetti ai lavori. Invece, si ha difronte un encomiabile tentativo di spiegare in modo lineare e puntuale problematiche che dovrebbero essere la priorità della politica di professione, in altre parole della classe dirigente ufficiale. In appena una quarantina di pagine, Boeri si cimenta con abilità divulgativa nelle questioni più spinose degli ultimi anni: l’emergere del fenomeno politico del populismo, i problemi dello stato sociale, il ruolo contributivo dell’immigrazione. Proprio dall’esigenza di chiarezza di significato della parola “populismo” prende le mosse il libro del presidente dell’Inps, per poi addentrarsi addirittura in una proposta politica che possa in qualche modo arginare il fenomeno della montante protesta sociale in ampi strati dell’Europa. Il libro non si limita all’invettiva contro il fenomeno politico populista, ma appunto si prende la briga di analizzarlo nei suoi elementi elettoralmente seduttivi, per poi proporne un costruttivo( e possibilmente credibile) superamento. Non solo, ma Boeri punta giustamente l’indice sulle responsabilità delle classi dirigenti nella gestione del denaro pubblico, nella difesa strenua dei privilegi pensionistici, fino ai tanto vituperati vitalizi. La responsabilità, in ultima analisi, è della politica di governo ufficiale degli ultimi anni, rappresentata da quei partiti vocati a governare che, addirittura  si sarebbero macchiati anche di palesi goffaggini nei confronti del loro elettorato di appartenenza. In parole povere, Boeri nota con un certo acume un fenomeno particolare: i partiti di governo europei invece di essere realmente alternativi alle formazioni politiche populistiche, che per definizione sono inconcludenti perché cavalcherebbero solo la protesta, li hanno di fatto inseguiti sul loro stesso terreno proprio per ragioni di “appeal” elettorale. Così, con notevole capacità di sintesi, Tito Boeri riesce a snocciolare una conoscenza degna di un politologo consumato, distinguendo opportunamente fra formazioni politiche populistiche di destra e di sinistra, partendo dalla definizione stessa della parola “populismo”, come spesso accade molto citata ma forse poco conosciuta realmente, fino appunto ad avanzare la proposta di un sistema di protezione sociale europeo, che appunto possa davvero costituire una base di partenza per le pari opportunità nel contesto europeo. In sostanza, Boeri mette a fuoco la relazione fra la rabbia sociale raccolta dai populismi e la domanda di protezione sociale di ampi strati della popolazione europea, abbandonando tutte le supponenze denigratorie di un fenomeno, quello del populismo appunto, che dovrebbe invece essere sempre più compreso e possibilmente superato all’interno delle dinamiche della democrazia rappresentativa. Una bella lezione di politica sul piano dell’analisi e della proposta, dunque, alla faccia di tutti quei leader politici finto-salvatori della patria, che hanno cercato di sfidare il populismo sul loro stesso terreno, venendo meno proprio sul piano della lungimiranza politica, l’unico vero antidoto alla deriva populista. Il pensiero, quindi, inesorabilmente corre subito a quanto proprio Mario Monti intervistato qualche anno fa da Fabio Fazio in una puntata di Che tempo che fa ebbe ad affermare che Matteo Renzi fosse il leader  europeo di governo più populista in circolazione all’epoca, appunto, dei fasti dei celebri “1000” giorni. Una valutazione politica ante litteram quella di Monti che troverebbe conferma se vogliamo in quanto Boeri ha contributo a mettere a fuoco, all’insegna di un europeismo credibile nei suoi intenti di tutela sociale, in vista di una reale integrazione comunitaria. Con buona pace dei politici pigri, poveri di idee o miserabilmente furbi.

Le fonti fotografiche sono ricavate dai siti seguenti:

https://wikipedia.org – https://alfabeta.it – http://miowelfare.it

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