QUANDO I CONTI NON TORNANO, FORSE IL PROBLEMA È DELLE MONARCHIE

Le verità atroci di armadi sconosciuti

Quando i conti non tornano, forse è colpa delle monarchie:

l’ultimo graffio di Pino Aprile

di Francesco Clemente

“Carnefici” è l’ultimo contributo storiografico, edito da Piemme nel 2017 di Pino Aprile alla spinosa questione della ricostruzione dei fatti relativi al periodo post-unitario italiano. Se “Terroni” ha avuto il merito di riaccendere  i riflettori su questioni su cui da tempo era calato un pesante silenzio, in questo ultimo contributo saggistico si tenta di mettere un sigillo definitivo alla questione meridionale, grazie all’avanzamento di prove a sostegno di ciò che ha tutti i connotati di un genocidio ai danni delle popolazioni meridionali.

Quando i conti non tornano, i problemi possono essere due, a seconda che s’intenda la cosa in senso letterale o figurato: è colpa degli errori di calcolo, oppure delle monarchie. È evidente che la questione ruota attorno a quale significato attribuire alla parola “conti”. Questa espressione abbastanza corrente, è anche quella di un film cult della cinematografia mondiale, quel magnifico Per qualche dollaro in più:<> <>. Un’espressione che diventa il filo conduttore dell’ultimo sforzo storiografico di Pino Aprile, dal titolo inequivocabile: Carnefici. Queste pagine vergate al vetriolo nascono da un monito di Gaetano Salvemini: Si può avere paura della storia? Dall’incrocio dei risultati dei censimenti disposti dai Savoia( nel 1861 e nel 1871) e dai dati delle anagrafi borboniche emerge l’estinzione di interi gruppi sociali meridionali che oscilla fra le 480.000 e le 650.000 persone, solamente nel periodo compreso fra la metà del 1860 fino al 1861. Gli specialisti della statistica del Regno d’Italia, autori del volume “Censimento generale 31 dicembre 1861. Popolazione di diritto”, edito nel 1865 spiegano questo fenomeno nel modo seguente: si tratterebbe di persone emigrate all’estero, cumulatesi negli anni, persone che non avrebbero messo più piede in Italia, ma che i parenti considerano ancora di “famiglia” e come tali li hanno dichiarati. In realtà, secondo Pino Aprile, in relazione ai fatti storici unitari e immediatamente post-unitari si deve parlare di un vero e proprio “genocidio” ai danni delle popolazioni meridionali perpetrato dai Savoia, forte della definizione di “genocidio” concepita da Lemkin, che introdusse il termine in relazione alla tragedia dell’Olocausto. Se il precedente phamplet Terroni poteva lasciare l’amaro in bocca, Carnefici è un pugno nello stomaco, sferrato da un giornalista che non  teme assolutamente il confronto con tanta strombazzata storiografia accademica impegnata a ridimensionarne il valore delle ricerche e dei contributi storici e che proprio per questo assume i connotati di un libro coraggiosissimo. Se qualcuno, poi, pensa che il libro ponga questioni ormai vecchie e sepolte, o peggio, sterili nel tentativo di riaprirne la portata (per la serie “tanto siamo nel terzo millennio, a chi vuoi che importi”), allora si può rispondere che “rimuovere” non significa “risolvere” e che la polvere messa sotto il tappeto non scompare: è semplicemente invisibile agli occhi. Aprile punta il dito su un danno che è forse grande quanto quello materialmente subito dal mezzogiorno d’Italia all’indomani dell’unità nazionale, ovvero l’identità sradicata, il senso di vuoto che non riesce a trovare pace in nessuna retorica di stato, ma che al contrario fa sentire la sua presenza come un cavallo scalciante, invitto nei confronti della prepotenza del domatore. Né tanto meno si può parlare di retorica meridionalistica all’insegna del passatismo e della nostalgia, perché nel libro Aprile snocciola una serie di argomentazioni assai stimolanti sull’antimerdionalismo delle classi dirigenti meridionali elette con il nuovo Regno d’Italia, prime fra tutte quelle riguardanti la famigerata Legge Pica per risolvere sul piano militare il fenomeno del brigantaggio, voluta proprio da un politico del mezzogiorno che poi diede il nome alla legge. Per non parlare anche di una certa intonazione geopolitica del saggio di Aprile che emerge a intermittenza ma con un certa carica suggestiva, come quando allude al ruolo che la Massoneria internazionale avrebbe svolto nei fatti unitari dell’Italia, compiendo una ricognizione  dei rapporti  fra Inghilterra, Francia e Regno delle due Sicilie prima dell’unificazione italiana. Carnefici, dunque, non è un libro scritto per convincerci di una qualcosa che non è mai esistito. È esattamente il contrario: Aprile non ha dubbi su ciò che sostiene, piuttosto interroga la coscienza del lettore se è capace di sostenere tanta verità e di ospitarla nella sua coscienza.

Le fonti fotografiche sono ricavate dai siti seguenti:

https://sofcsreport.it – https://agnonecultura.it – https://nexusedizioni.it – http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it

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