Se non provoca rivoluzione, allora non è musica: la controcultura poetica e musicale secondo Ballanti e Assante

Se non provoca rivoluzione, allora non è musica: la controcultura poetica e musicale secondo Ballanti e Assante

La suggestione artistica nell’ideale di trasformazione della realtà

Di Francesco Clemente

“Rivoluzioni” è un libro si Federco Ballanti ed Ernesto Assante sulla storia dei movimenti artistici, poetici, letterari e musicali dal 1955 fino al 1980. Forti di una prosa agile e ben calibrata, votata a far entrare il lettore in una tematica che comporta una certa flessibilità mentale, perché lo si invita a collegamenti interdisciplinari non proprio immediati per quanti non ne hanno frequentazione, i due autori tracciano un affresco stimolante di una stagione culturale lunga e non del tutto estinta nei suoi propositi di contestazione della società, soprattutto alla luce delle suggestioni antropologiche contemporanee che non smettono di accendere i riflettori su un fenomeno che ha attraversato, non senza contraddizioni, in maniera incisiva la seconda metà del XX secolo.

Con la disinvoltura  stilistica dei veri cultori del “pop” nella sua accezione più encomiabile Federico Ballanti ed Ernesto Assante, rispettivamente il primo, giornalista, nonché filosofo esperto di comunicazione; il secondo, autorevole critico musicale, vergano pagine di non comune apertura alla pluralità dei linguaggi  per tentare di inquadrare un fenomeno tipico del XX secolo: la controcultura giovanile. Cosa ha unito Marcuse e Jean Pual Sartre a Che Guevara e Jim Morrison, Frantz Fanon alle Pantere Nere, la cultura hippie ad Allen Ginsberg, Bob Dylan ai Pink Floyd? Gli autori nel tentativo di scalare questa montagna  optano per una grande narrazione, una sorta di film  immaginario, nel solco di una coralità di eventi emozionante quanto controversa, nel tentativo arduo di decifrare l’anima di migliaia di persone che hanno dato vita al fenomeno della controcultura, nel disegno delle mappe che prefiguravano scenari politici e sociali alternativi a quelli esistenti e inevitabilmente contestati. Tuttavia, il libro spicca non per essere una stucchevole agiografia del fenomeno, una sorta di “canonizzazione” laica dei miti della cultura alternativa di quel periodo. Se così fosse, non avrebbe il dono della trattazione stringente e pungolante. In realtà, questa analisi socio-artistico-musicale non dimentica di ricordare le “derive” contraddittorie della controcultura di quegli anni, non mancando di ricordare i momenti di stanchezza della contestazione espressa dall’arte, nei suoi processi involutivamente consumistici, quando il sistema ha dimostrato anche di saperli gestire certi fermenti polemici. Insomma, queste pagine forniscono al lettore vivace spunti di riflessione che riguardano sia la necessità di ripensamento, nel panorama della contemporaneità, della categoria dei “giovani” così come l’abbiamo conosciuta dalla seconda metà del ventesimo secolo fino ai nostri giorni, sia sulla credibilità di certi messaggi rivoluzionari in cornici epocali dove il sistema economico detta legge in modo inequivocabile e spietato. Non è un caso, dunque, che il libro termini probabilmente lì dove dovrebbe iniziare, cioè dal tentativo di rispondere alla domanda posta dalla studiosa Naomi Klein sulla direzione che attualmente i movimenti di contestazione possono assumere, nella consapevolezza che questi ultimi emulino quelli del passato, traendone così una sorta di linfa vitale. Ma se i due autori avessero soddisfatto questa nostra curiosità, probabilmente ci avrebbero tolto il piacere di ascoltare da noi stessi i messaggi della musica dell’epoca che ci circonda.

https://www.articolo21.org/2017/08/sogni-canzoni-e-rivoluzioni/

https://www.citta-nostra.it/2017/08/25/agimus-sabato-26-the-beat-generation-trio/

https://www.ilcartello.eu/microcosmi/le-origini-della-beat-generation-dimenticata/

http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/hippie-musical-compiono-50-anni-non-li-portano-bene-1453307.html

http://my-placetobe.blogspot.it/2010/06/sub-cultura-e-contro-cultura.html

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